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Il diritto di cronaca? Si paga con una condanna a 100 euro

La vicenda di una giornalista di Radio Popolare, condannata a un'ammenda di 100 euro.


di Alessandro Albana
Categorie: Giustizia
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Flavia Mosca Goretta, collaboratrice di Radio Popolare, è stata condannata a una pena pecuniaria per aver ricercato notizie oltre la zona rossa del cantiere Tav, dichiarata inaccessibile dalla procura di Torino. Ghidini (Radio Popolare): "Sanzionata per aver fatto il suo dovere di giornalista".

Condannata al pagamento di un'ammenda di 100 euro per aver cercato notizie dove era stata istituita una 'zona rossa'. È quanto accaduto alla giornalista e collaboratrice di Radio Popolare Flavia Mosca Goretta, che il 10 dicembre di cinque anni fa ha seguito gli attivisti No Tav oltre una delle zone rosse della val Susa per documentare quanto stava accadendo. Zona rossa a cui, come noto, è vietato accedere.  

Dopo due anni, racconta ai nostri microfoni la caporedattrice di Radio Popolare Lorenza Ghidini, "Le è stato recapitato un avviso di garanzia da parte della Procura di Torino". La sentenza con cui venerdì si è concluso il processo dice che "Flavia avrebbe dovuto rispettare il divieto, restare fuori dalla zona rossa, e farsi raccontare da chi andava dentro, violando l'ordinanza, che cosa era successo".

Si tratta, commenta Ghidini, di "una condanna simbolica, però è anche una condanna fortemente simbolica di una limitazione che i magistrati in qualche modo pongono al sacrosanto diritto di cronaca". Secondo la giornalista di Radio Popolare, dunque, Flavia "è stata sanzionata per avere fatto il suo dovere di giornalista".

Non si è fatta attendere la reazione del mondo della stampa. "C'è stata - racconta Ghidini - Una presa di posizione del Sindacato Giornalisti e anche da parte dell'Unione Cronisti, che hanno detto a gran voce che qui c'è in gioco evidentemente il diritto di cronaca, il diritto di fare il proprio mestiere per una giornalista".

L'ultima parola sulla vicenda potrebbe non essere ancora stata scritta. Si sta valutando, infatti, il ricorso alla Corte di Strasburgo.


Ascolta l'intervista a Lorenza Ghidini

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