Radio Città Fujiko»Notizie

Il Cie diventa Cara, Tpo: "La battaglia continua"

La trasformazione del centro di via Mattei in struttura d'accoglienza.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento, Migranti
DSCN0069.JPG

Non più lager ma centro d'accoglienza. Il Cie di via Mattei si trasforma e diventa un centro d'accoglienza dove sono già arrivati 204 profughi. Il Tpo però rilancia: "Bene il superamento del Cie, ma la struttura non diventi un parcheggio. Si dia libertà di scelta ai migranti e si costruisca una cittadinanza europea".

Dopo una battaglia durata un paio d'anni, che ha visto insieme movimenti sociali, sindacati e istituzioni, il Centro di Identificazione ed Espulsione (Cie) di via Mattei a Bologna è stato definitivamente superato. Al suo posto, con qualche aggiustamento strutturale, sorge un Centro di Accoglienza (Cara) che lo scorso week end ha già visto l'arrivo di 204 profughi.
Le sbarre che facevano della struttura un vero e proprio carcere verranno rimosse e i migranti potranno entrare ed uscire, contrariamente a quanto avveniva precedentemente.

Mentre le Istituzioni festeggiano la vittoria nella battaglia per il superamento del Cie, il centro sociale Tpo rilancia e pensa ad una nuova sfida.
"Siamo contenti che a Bologna non ci sia più la detenzione amministrativa - spiega Neva Cocchi del Tpo - ma l'apertura di un Cara in città non è di per sè un elemento positivo. Anzi, sono più i motivi di preoccupazione".
In particolare, secondo il Tpo, i Cara rispondono ad una logica da campo profughi, da parcheggio, da centro di smistamento, che poco ha a che fare con i diritti delle persone.

Il centro sociale rifiuta invece la logica dell'emergenza, il cui fallimento è testimoniato da quanto accaduto con "l'emergenza Nordafrica", ma chiede che le persone giunte in via Mattei possano diventare al più presto dei cittadini a tutti gli effetti.
"La sfida è affrontare il terreno del diritto d'asilo come pretesto per costruire e allargare i diritti - osserva Cocchi - Quelle persone fuggono verso Paesi dove c'è più libertà ed è per questo che la prima libertà che va data loro è quella di scegliere".

Essere accolti in strutture da 200 persone e disporre semplicemente di un materasso e di un mediatore interculturale non è, secondo il Tpo, il metodo migliore per fare un'accoglienza che dia alle persone la possibilità di restare.
Il centro sociale tira in causa anche le amministrazioni: "Devono giocare la loro parte, anche per dare la possibilità alle persone di viaggiare in Europa e costruire, quindi, una cittadinanza europea dell'accoglienza".


Ascolta l'intervista a Neva Cocchi

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]