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Il centro di accoglienza intitolato ai partigiani Beltrame e Sabatucci

Oggi pomeriggio l'intitolazione dello spazio di prima accoglienza per adulti.


di Alessandro Canella
Categorie: Storia
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I partigiani Giuseppe Beltrame e Francesco Sabatucci

Vag61 e Resistenze in Cirenaica partecipano all'intitolazione del centro di accoglienza di via Serra Zanetti 2 ai partigiani Giuseppe Beltrame e Francesco Sabatucci. Quest'ultimo fu ucciso in un agguato fascista il 19 dicembre 1944 e oggi verrà scoperto un murales a lui dedicato all'interno del dormitorio. Valerio Monteventi ricostruisce ai nostri microfoni la storia del comandante "Cirillo".

Il centro di prima accoglienza per adulti "Beltrame", in via Serra Zanetti 2, oggi pomeriggio verrà intitolato anche ad un altro partigiano, Francesco "Cirillo" "Franco" Sabatucci. L'intitolazione avverrà oggi pomeriggio alle 18.00 e, per l'occasione, all'interno del dormitorio verrà scoperto un murales dedicato a Sabatucci.
Vag61 e Resistenze in Cirenaica parteciperanno all'evento e avranno il compito di raccontare la storia dei due partigiani.

L'iniziativa è la conclusione di un percorso che è anche toponomastico. La via dove si trova il centro di accoglienza, infatti, si chiamava già via Sabatucci. Il tratto fino al dormitorio, però, ha cambiato nome in via Don Paolo Serra Zanetti, prete di strada.
"La nipote di Sabatucci, una signora molto attiva per il ricordo degli avvenimenti della Resistenza - racconta ai nostri microfoni Valerio Monteventi - ha proposto di co-intitolare il centro di accoglienza". La richiesta è stata accolta e oggi il centro "Beltrame" diventerà "Beltrame-Sabatucci".

"Giuseppe Beltrame è colui che ha dato vita all'infermeria partigiana - ricorda Monteventi - mentre l'esperienza di Sabatucci è per certi versi opposta, poiché contraddistinta dalle azioni sul campo".
Uno dei pochi giovani ad aver studiato, poiché la famiglia fece sacrifici per pagargli il liceo e iscriversi al primo anno di Università, Francesco Sabatucci venne chiamato alle armi e mandato a combattere in Jugoslavia.
L'8 settembre del 1943 si trovava a Dubrovnik, in Croazia, e rifiutò di consegnare le armi. Fu arrestato dai nazisti e messo su un treno diretto ad un campo di concentramento in Germania, ma riuscì a fuggire, aggregandosi per due anni ai partigiani jugoslavi.

"Nell'autunno del 1943 tornò a Bologna e rimase qualche mese in clandestinità - continua Monteventi - poi fu mandato, insieme ad altri cento partigiani bolognesi, a combattere in Veneto, nel bellunese". Qui divenne in poco tempo comandante della brigata Garibaldi-Mazzini, anche grazie alla sua esperienza militare. Un grado che si meritò anche grazie ad un'azione molto pericolosa: far saltare un ponte in provincia di Treviso, presidiato da militari cecoslovacchi, alleati coi nazisti. Un'operazione che gli Alleati tentarono molte volte senza riuscirvi, mentre fu portata a termine da Sabatucci.
Sempre in questi territori, nel novembre del 1944 riuscì a mettere in salvo 800 partigiani da un rastrellamento dei tedeschi.

Per i meriti dimostrati sul campo, Sabatucci venne mandato a Padova col compito di riorganizzare tutte le brigate del Veneto.
"In quei momenti scrisse anche un manuale di comportamento dei partigiani - sottolinea Monteventi - Teneva molto alla disciplina dei combattenti perché era molto preoccupato dei frequenti tradimenti che avvenivano nella Resistenza e sosteneva che un partigiano deve essere convinto politicamente fino in fondo perché era l'unico modo per resistere anche a torture".

Una preoccupazione che rivelò fondata poiché un suo aiutante di brigata fu preso dalla Banda Carità, una banda di fascisti torturatori, e fu costretto a rivelare molte informazioni. Non solo: il delatore organizzò anche un incontro con Sabatucci ed altri due comandanti, che si rivelò un agguato di fascisti. Appena Sabatucci si accorse dell'imboscata, si lanciò nella direzione dei fascisti, sacrificando se stesso e permettendo ai suoi compagni di scappare. Era il 19 dicembre 1944.

"Il 20 dicembre 1944 - conclude Monteventi - alcuni tipografi del Gazzettino, che era l'organo di regime dei gerarchi fascisti, riuscirono ad inserire due necrologi dedicati a Francesco Sabatucci, definendolo 'l'eroe della nuova Italia' e promettendo di vendicare la sua morte".
La cosa sollevò un polverone, tutte le copie del quotidiano furono ritirate, ma quello era uno degli esempi di quanto ramificata fosse la resistenza.

ASCOLTA L'INTERVISTA A VALERIO MONTEVENTI:

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