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Il caso "Mondazzoli" e la bibliodiversità a rischio

Editori e librai indipendenti commentano con preoccupazione la nascita del colosso editoriale Rcs-Mondadori.


di Andrea Perolino
Categorie: Società
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Dopo la decisione di Rcs Mediagroup di accettare l'offerta di Mondadori per l'acquisizione dell'area Libri si viene a configurare un panorama del mercato editoriale allarmante: un colosso in posizione di monopolio che deterrà il 40% del mercato librario italiano. A farne le spese potrebbero essere piccole case editrici e librerie indipendenti. L'idea: "i grandi scrittori abbandonino il gruppo".

Era nell'aria da tempo, ma solo negli ultimi giorni è venuta alla luce quella che è stata già battezzata "Mondazzoli". Una nuova realtà che si appresta a dominare il mercato editoriale italiano, frutto dell'acquisizione da parte di Mondadori - la casa editrice controllata dalla Fininvest - di Rcs Libri, la divisione del gruppo del Corriere della Sera che ha in mano case editrici storiche come Rizzoli, Bur, Bompiani e Marsilio. Un'operazione da 127,5 milioni di euro, rispetto alla quale potrebbe essere chiamata a esprimersi l'Antitrust, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Quella che si viene a creare, infatti, è una situazione di monopolio nella quale un solo soggetto ha in mano la più grande concentrazione libraria in Europa, pari a circa il 35-40% del mercato italiano. Restando ai numeri, la percentuale raggiunge il 65-70% se si considera il mercato dei tascabili, e il 25% dell'editoria scolastica. Spetterà dunque all'Antitrust valutare la correttezza della posizione dominante nel mercato del nuovo colosso editoriale.

Per il momento è interessanti soffermarsi sugli scenari che verrebbero a crearsi con una situazione di questo tipo. Il mondo dell'editoria, e dei libri in particolare, è scosso da un vero e proprio terremoto. Ad essere interessati direttamente dalla fusione Rcs-Mondadori sono tutti quei soggetti che fanno parte della "filiera" che porta alla nascita dei libri: chi li scrive, chi li valuta, chi li pubblica e chi li vende. E, in ultima analisi, chi li legge (sempre meno, per la verità, nel nostro paese).

C'è innanzitutto da rilevare la scelta fatta da Adelphi, che ha deciso di sfilarsi dall'operazione "Mondazzoli": la quota detenuta da Rcs, pari al 58%, è stata ceduta al presidente Roberto Calasso, nuovo proprietario della casa editrice. Una scelta motivata con parole chiare: "Ho sempre pensato che la proprietà di una casa editrice fosse un elemento non trascurabile della sua qualità - ha spiegato Calasso - così come lo è il numero di copie vendute dei libri che si pubblicano".

Nel mondo dell'editoria libraria a farne le spese potrebbero essere in primo luogo le piccole case editrici e le piccole librerie indipendenti, già in difficoltà in un sistema editoriale come quello italiano, dominato dallo strapotere dei grandi gruppi. "Se consideriamo che nel restante 60% (del mercato, ndr.) ci sono altri gruppi editoriali molto forti, a noi medi e piccoli editori rimarrà davvero poco - osserva Matteo Pioppi, fondatore di Bèbert Edizioni, nata nel 2012 a Bologna - si farà ancora più fatica a entrare nelle librerie delle catene, perché saranno monopolizzate da un gruppo che ha una scelta di titoli rispetto a cui non si può competere. Rimarranno valide le librerie indipendenti che ci daranno una mano". Pioppi esprime poi l'auspicio che "gli autori più importanti di Mondadori, di Einaudi, facessero una scelta e si schierassero, uscendo dal gruppo. Sarebbe bello, ma non so se tutti avranno la volontà di farlo".

E per quanto riguarda le librerie? Che impatto può avere questa fusione sulle piccole librerie indipendenti, sempre più rare e per questo sempre più preziose? A dirsi "molto preoccupata" è Paola Sancella, titolare della libreria Biblion, secondo cui dietro a queste manovre si cela un preciso obiettivo: "è una situazione che si è già verificata in altri paesi europei, e che serve fondamentalmente per contrastare il potere della distribuzione, primo tra tutti quello di Amazon. Ci possono essere problemi per noi da un punto di vista commerciale - spiega Saoncella - perché nel momento in cui ti confronti con un colosso che detiene quasi tutto il mercato perdi ogni tipo di potere e contrasto rispetto a certe scelte. Un problema grosso potrebbe essere quello delle forniture, tutti i grossi editori riempono le librerie con i libri che hanno più risonanza".

Da questo punto la libraia prende le mosse per allargare il ragionamento, soffermandosi sulle ricadute che un panorama editoriale come quello che verrà a crearsi potrà avere sulla cultura nel nostro paese in toto: "Il problema più grave è quello della tutela di quella che chiamo bibliodiversità. Questa cosa porta a un'omologazione di quello che viene pubblicato. Saremo invasi dal prodotto massificato, a discapito del libro del piccolo editore - ragiona Saoncella - e per noi piccole librerie sarà difficile andare a imporre un certo comportamento rispetto a un soggetto così grosso. Credo sia a rischio l'autonomia delle librerie indipendenti, sempre più schiacciate dalla massa di prodotti di questo colosso".

Il grande pubblico difficilmente perderà il sonno a causa dell'operazione "Mondazzoli", ammesso e non concesso che sia a conoscenza della questione in ballo. Ciò nonostante, il tema della direzione verso cui sta andando la cultura nel nostro paese meriterebbe un posto di assoluto rilievo. "In un paese in cui già si legge pochissimo, dove gli investimenti nella cultura sono assolutamente scarsi, bisognerà rendere le persone più consapevoli - sottolinea Saoncella - Se la schiera di lettori forti è attenta su questi temi, la grande massa non percepisce questo come un problema, invece credo sia importante mantenere il focus su questa situazione. Così come è importante che esistano le librerie e gli editori indipendenti, che garantiscono la varietà e la pluralità della cultura".


Ascolta l'intervista a Matteo Pioppi

Ascolta l'intervista a Paola Saoncella

Ascolta l'intervista a Gianluca Tugnoli della Libreria Ulisse

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