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Il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro ha vinto il ballottaggio con il 55% dei voti, e il Brasile si prepara alla presidenza di un uomo dichiaratamente misogino, razzista e omofobo. Da quel poco che si è capito in campagna elettorale, in campo economico vedremo politiche ultraliberiste e privatizzazione massicia. Preoccupa anche il tema della sicurezza visto che per Bolsonaro “un poliziotto che non ammazza non è un buon poliziotto”.

Al termine di una campagna elettorale tra le più polarizzate della sua storia recente, il Brasile ha un nuovo presidente: è il candidato dell’estrema destra Jair Bolsonaro, un ex militare dichiaratamente razzista, misogino e omofobo da molti considerato “il Trump brasiliano” per via delle su dichiarazioni, ben più estreme anche di quelle del Presidente degli Stati Uniti.

“Bolsonaro – spiega il giornalista Luigi Spera – è in parlamento da molti anni e quando venne fuori l’idea che potesse candidarsi a presidenti in tanti l’abbiamo data come una possibilità remota, per via della sua posizione radicale. È un ex ufficiale di medio rango dell’esercito, è stato un capitano dell’esercito per 10 anni, quindi neanche per tanto tempo, e le note dei suoi superiori non sono per nulla positive, quindi la rappresentazione del grande militare non è aderente alla realtà. È riuscito ad aprirsi un margine in un momento particolare, nel quale le persone avevano bisogno di risposte semplici”.

L’elezione di Bolsonaro, così come per tutta la durata della campagna elettorale, ha visto reazioni contrastanti, con i militari scesi spontaneamente in piazza a festeggiare e acclamati dalla folla da una parte e le lacrime e la rabbia di molti brasilian dall’altra. E soprattutto di molte brasiliane, infatti in questi mesi le donne avevano guidato le manifestazioni contro la candidatura di Bolsonaro. In particolare il 29 settembre si sono tenute manifestazioni in tutte le piazze per la campagna “Mulheres unidas contra Bolsonaro” con lo slogan #EleNão (Lui NO) a cui hanno aderito milioni di persone e moltissimi volti della cultura e dello spettacolo brasiliani e non solo.

Per quanto riguarda il futuro del Brasile, sul piano delle politiche economiche secondo Luigi Spera ci saranno politiche ultra liberiste e massicce privatizzazioni: “Sarà portata avanti una ricetta ultra-neoliberale, quindi taglia alla spesa pubblica con relativi licenziamenti, tagli alla spesa sociale e privatizzazioni selvagge. Dal punto di vista sociale i tagli saranno enormi, per cui saranno tagliate borse di studio, aiuti alle famiglie, quote riservate alle minoranze etniche, o almeno questo è quello che è annunciato. Per cui i soldi usciranno da lì per dare l’illusione di una ripresa economica”.

Ma un altro fronte è molto preoccupante secondo Spera, che sul tema della violenza di Stato ha pubblicato di recente un articolo per osservatorio diritti, ed è quello della sicurezza. Infatti nello stato di Rio de Janeiro il 2018 è stato l’anno che ha visto più omicidi per mano delle forze di sicurezza (1181 da gennaio a settembre) nella storia brasiliana. “L’idea è che la sicurezza si basi sulla guerra e non sul miglioramento della risposta sociale, che insomma ci voglia mano dura. La proposta di Bolsonaro è che tutti gli omicidi commessi da forze armate e forze di polizia nell’esercizio della loro funzione non vengano giudicati come omicidi e vengano esentati da qualsiasi responsabilità penale. In pratica un militare basta che abbia la divisa addosso e può uccidere chiunque senza essere perseguito e senza che nessuno gli chieda nulla”.

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