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I minori bengalesi fermi al Cie

“Basta retate” la richiesta dei ragazzi bengalesi ospiti dei centri per MNA della capitale


di redazione
Categorie: Migranti
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Il 21 maggio davanti alla Camera dei Deputati si è svolta una manifestazione dei minori non accompagnati di origine bengalese. I ragazzi, col sostegno dell’associazione Yo Migro e dell'Avvocato Salvatore Fachile dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi), hanno chiesto a gran voce sia lo stop delle seconde visite per l’accertamento dell’età predisposte dal Comune di Roma, sia la liberazione di due giovani migranti trattenuti nel Cie di Ponte Galeria a seguito proprio di queste visite.

“Gli accertamenti stanno gettando nello sconforto moltissimi ragazzi che pensavano finalmente di aver trovato accoglienza e tranquillità nei centri per minori della capitale” spiega Valentina, dell’associazione Yo Migro. “Sono rivolti inoltre unicamente ai minori di origine bengalese che rappresentano la maggioranza degli ospiti di queste strutture”.

Ma facciamo un passo indietro. La sera di giovedì 28 marzo 3 bengalesi, sospettati di essere adulti, vengono prelevati dal centro per minori San Michele dell’arciconfraternita Domus Caritatis per una visita medica presso l'ospedale militare del Celio. Successivamente vengono trasferiti al Cie di Ponte Galeria dalla Polizia locale di Roma Capitale poiché ritenuti maggiorenni e quindi da denunciare per truffa ed espellere. Dopo una notte passata al Cie i ragazzi vengono portati, per un terzo accertamento, al Policlinico Casilino: lì i medici certificano che uno dei tre è minorenne e che gli altri due hanno «18 anni e zero giorni».

Si tratta di una procedura di massa: i vigili entrano in un centro per minori, mettono in fila gli stranieri, portano via i sospettati maggiorenni e li sottopongono a nuova visita medica. Molti sono in possesso di passaporto che ne certifica l’età: eppure sono ugualmente sottoposti alla visita, senza la presenza di un legale perché, dicono, si tratta di un’indagine amministrativa e non penale».

L’accertamento della età, spiega l'Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), è uno strumento che non può essere utilizzato ordinariamente ma solo “nei casi in cui vi sia incertezza sulla minore età” e “comunque su ordine dell’Autorità giudiziaria”.

Inoltre, “non può essere limitato alla radiografia mano-polso ma deve essere effettuato un approccio multidisciplinare o multidimensionale, all’esito del quale qualora residuino ancora dubbi deve essere applicato il principio della presunzione della minore età”.Infine, va fatto “in strutture pubbliche, in presenza di operatori specializzati e preparati”. “Nessuno di questi criteri - sottolinea l’associazione - risulta essere applicato da parte delle forze di polizia o di polizia giudiziaria che in queste settimane stanno eseguendo a tappeto gli accertamenti”.

L’Asgi denuncia quindi “queste illegittime e dannose prassi, che risospingono nelle mani dei trafficanti persone il cui percorso esistenziale è già stato gravemente compromesso, nel contempo negando la tutela ai minori stranieri” e ha chiesto “il coinvolgimento e l’attenzione del Tribunale per i minorenni di Roma” per “garantire il rispetto dei diritti dei minori (presuntivamente tali fino a prova contraria, allo stato inesistente) e l’effettiva tutela da parte delle Istituzioni”.

Le associazioni antirazziste, gli operatori del terzo settore e i collettivi che lottano con i migranti per i diritti di tutti indicano  un presidio sotto il Parlamento per venerdì 31 Maggio, dalle ore 14.30 per affermare di fronte alle istituzioni, l'incompatibilità con le posizioni espresse in queste settimane da diversi esponenti politici e con il tono del dibattito che si è generato a partire dalle proposte di riforma della cittadinanza, del reato di clandestinità e dei Cie.

Giulia Enna


Ascolta le parole di Valentina di Yo Migro, grazie ai nostri colleghi di Amisnet

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