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I Ministri: un rock più personale per "ribadirsi"


di redazione musicale
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Per la sua terza tappa, il "Cultura generale Tour" dei Ministri passerà da Bologna Sabato 24 Ottobre all'Estragon Club, data nella quale suoneranno anche Edda e l'Officina della Camomilla.

I Ministri , forse te l'han detto già, son scappati su a Berlino a registrare un album, quasi completamente in presa diretta. "La genesi del disco", dal quale deriva il tour, "è prettamente legata alla sfera live", ci ha raccontato 'Divi'. "Eravamo tre persone che stavano nello stesso spazio a creare un'architettura sonora. La sonorizzazione del luogo ha conferito una percepibile profondità all'ascolto, che sviluppa proprio uno spazio nella testa".

Dopo due anni, passano così dal più pulito e verdeniano "Per un passato migliore" del 2013 allo sporco e realistico "Cultura generale" , uscito il 18 settembre 2015, dal quale sono stati estratti due singoli: "Idiota" ed "Estate Povera". Con l'aiuto sapiente di Gordon Raphael , produttore dei primi due album degli Strokes, hanno registrato, in una location particolare, la FunkHaus (ex sede della Radio Pubblica della DDR), un album nel quale per loro è facile specchiarsi, "ribadirsi", molto più naturale sia dal punto di vista esecutivo che testuale. "Un disco rock in piena regola, sicuramente con delle tematiche che per la prima volta mettono l'ascoltatore in condizione di sentirsi un po' straniato rispetto al solito 'Ministri', quello che ha portato troppa gente anche ad amarci dietro ad una bandiera retorica a volte un po' pericolosa. E' un rock più personale". Se ne sono perciò andati dalla "svizzerissima Milano", non tanto per cercare nuove ispirazioni in una città che in realtà "era scritta nelle stelle, come meta e contenitore delle canzoni di questo disco", ma per eliminare la dicotomia casa-lavoro, e gettarsi in una full immersion.

Arrivano quindi direttamente da Berlino, una sorta di erasmus in cui hanno realizzato effettivamente che quello che loro fanno è "rumore a volumi atroci", accompagnato da qualche eloquenza politica. Forse sono scappati anche perché si sono resi conto che in Italia, con il loro indubbio seguito, anche dimostrato dai repentini sold out delle date di Torino e Treviso prontamente raddoppiate, c'è più probabilità cedere all'autocensura. Si rischia, infatti, di cadere nel mirino delle majors e di essere inglobati in un buco nero come quello dell'indie italiano. Buco nero perché effettivamente, come dice 'Divi', non esiste un vero e proprio indie della penisola. Non si tratta del bisogno di definirsi all'interno di una categoria pressoché inesistente , ma più di una questione di "circuito. Oramai molti progetti che vengono definiti indie, in realtà sono stati distribuiti dalle majors. Dentro a questi circuiti majoristi ci siamo cresciuti anche noi, forse si tratta più che altro di credibilità." E questa credibilità viene conferita dal pubblico, non in base alle definizioni che vengono affibbiate, ma per quello che viene prodotto, e il successo dei Ministri lo dimostra.

In sostanza, l'Indie è solo un' etichetta, gestita dai più per catalogare coloro che hanno qualcosa di diverso dal pop neomelodico ma che non sono propriamente storici come Offlaga Disco Pax, Ferretti o Canali. È un limbo nel quale gente come Michele Monina, blogger de "Il Fatto Quotidiano", ha posizionato Dente, Vasco Brondi, Niccolò Contessa e gli stessi Ministri. Tutti artisti che non hanno nulla in comune se non quello di conoscersi tra di loro e di "non conoscere Emma Marrone". Verrebbe quasi da dire che ciò sia il risultato di una "cultura generale" tipicamente italiana, legata sin dalla nascita dell'opera fino ad arrivare ai talent odierni, alla figura del cantante virtuoso fatto con lo stampino. Tuttavia, "Il genere rock, che ha occupato una grossa fetta degli anni '90, non muore mai. Tornerà fuori anche in Italia, magari in una situazione di provincia dove appare più necessario lo stare assieme, perché il il rock è un collante, è fatto di strumenti e di aggregazione, perciò è inevitabile."

Ilaria Ballerini


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