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I Facchini dell'Ikea di Piacenza verrano reintegrati

I nove lavoratori verrano reintegrati dopo la trattativa ieri con l'intermediazione del Comune.


di Selene Cilluffo
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I nove lavoratori sospesi verranno reintegrati. E’ quanto emerso dall’incontro tra le parti, con l’intermediazione del Comune, per trovare una soluzione alla vertenza Ikea. Dopo tanti blocchi, tensioni e denunce.

Stando a quando annunciato dal sindacato di base, è che la richiesta minima per tornare a trattare è stata accettata: il reintegro dei lavoratori nel magazzino. Su nove lavoratori almeno quattro sembrano pronti a concludere il loro rapporto di lavoro, dietro il corrispettivo di una liquidazione. Per gli altri cinque, che presentano particolarità diverse tra loro, potrebbero essere trovate altre soluzioni. Un risultato che arriva dopo mesi di blocchi al polo logistico di Piacenza, diversi momenti di tensione e repressione e anche alcune denunce.

Ieri sera infatti nel corso di un incontro al Comune di Piacenza con la mediazione del sindaco Paolo Dosi, degli assessori al Lavoro e allo Sviluppo economico Luigi Rabuffi e Andrea Paparo (per la Provincia), è stato siglato l’accordo che prevede il reintegro dei nove lavoratori sospesi dalle cooperative di facchinaggio che gestiscono in appalto la logistica del magazzino di Piacenza, uno dei più grandi d'Europa. Al tavolo della trattativa diversi rappresentanti sindacali dei confederati e naturalemente dei Si Cobas, che ha sempre seguito la vertenza. Presente anche il presidente di Confcooperative Francesco Milza e alcuni rappresentanti del Consorzio Cgs (che ha in gestione i lavoratori dello stabilimento).

I lavoratori del facchinaggio accusavano le cooperative del consorzio Cgs di obbligare a lavorare molte più ore del dovuto, mentre altri vedevano ridotte le ore di servizio, con stipendi inferiori ai 400 euro. Le penalizzazioni riguardavano proprio gli iscritti al sindacato Si Cobas, spesso criticato dalle altre sigle sindacali e da alcune forze politiche dell'amministrazione locale per le metodologie di protesta scelte, consistenti nel blocco dei cancelli e quindi delle merci in entrata e uscita.

A partire dal Luglio scorso, quando le cooperative avevano cominciato a diminuire il lavoro ai lavoratori del Si Cobas, con l’aiuto di esponenti della sinistra piacentina, in particolare Rifondazione Comunista e i giovani del Network Antagonista Piacentino, la protesta è andata avanti, arrivando a mantenere i blocchi durante intere settimane. Dopo i primi episodi che hanno visto durissime reazioni da parte delle forze dell'ordine i presidi di solidarietà si sono tenuti davanti ai negozi Ikea in diverse città del paese, come successo a fine novembre all'Ikea di Casalecchio di Reno.

Fu lanciata nei mesi scorsi anche una campagna on line di boicottaggio di Ikea, quando in solidarietà con i lavoratori decine di persone avevano riempito di messaggio di dissenso e protesta in sito della multinazionale svedese, portandolo infine alla chiusura. In novembre il momento più duro, con la minaccia da parte delle cooperative del licenziamento di più di cento lavoratori dopo che Ikea aveva parlato di spostare parte della sua logistica su altri magazzini.

La mobilitazione, portata avanti fino a pochi giorni fa è riuscita quindi a bloccare la trattativa. Ma ha anche deciso di non fermarsi: i lavoratori in lotta manterranno il presidio davanti al Deposito in attesa che venga siglato l'accordo sindacale con l'intermediazione delle istituzioni piacentine.


Ascolta l'intervista ad Mohamed Arafat, rappresentante Si Cobas

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