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Human Rights Nights affronta la “dis-integrazione”

Dal 5 al 13 maggio la 18^ edizione della rassegna sui diritti umani.


di redazione
Categorie: Migranti
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Riparte il 5 maggio Human Rights Nights, il festival che da diciotto anni racconta con il cinema, e non solo, la sfera complessa dei diritti umani. Il tema di quest’anno è la dis-integrazione, per riflettere su un mondo che sembra andare in frantumi e riappropriarsi degli strumenti per ricomporlo armonicamente.

Della parola ‘integrazione’ si fa sempre un gran uso ogni volta che ci si trova a raccontare l’ultimo fatto di cronaca che riguarda una persona di provenienza medio-orientale o africana. Si ribadisce la necessità di integrare le nuove comunità in quella degli autoctoni e si tende a sottolineare che siamo ben indietro in Europa nel raggiungere quel risultato. Il converso del concetto di integrazione, ossia la disintegrazione, non gode della stessa popolarità. Eppure a qualcuno la disintegrazione sembra un fenomeno tanto pervasivo della realtà in cui viviamo ed in ogni aspetto – da quello umano a quello urbano e climatico – da pensare di dedicare a questa inquietante parola un festival di una settimana. Si tratta degli organizzatori di Human Rights Nights (HRNs), la rassegna di cinema, fotografia e musica che quest’anno giunge alla sua XVIII edizione e che si svolgerà dal 5 al 13 maggio a Bologna.

Giulia Grassilli, direttrice artistica del festival, motiva la scelta del tema di quest’anno invitando a considerare un attimo quello che ci circorda: “disintegrazione su tutti i lati: frammentazione dei diritti, città polverizzate, la terra completamente distrutta da politiche che incrementano il cambiamento climatico e le vite dei rifugiati spezzate nel loro viaggio”. Non si tratta però di rendersi semplicemente conto del mondo in cui viviamo e rimanerne sconfortati. Il suggerimento è piuttosto quello di pensare di nuovo la forma della parola ‘disintegrazione’ come ‘dis-integrazione’ e cogliere così il vero significato del suo contrario, l’integrazione appunto. Un termine tanto inflazionato quando frainteso ed accomunato ad una sorta di assimilazione. Per integrarsi davvero, infatti, le culture in gioco si compenetrano, laddove tanta retorica a cui siamo abituati fa intendere che in qualche modo chi si integra si deve conformare in ogni aspetto della vita a ciò che trova nel luogo in cui arriva.

HRNs vuole invece promuovere l’integrazione vera e virtuosa. Sul fronte musicale, ad esempio: i numerosi concerti in programma metteranno insieme e sullo stesso palco i generi di musica più diversi per provenienza e sonorità. Il sincretismo ispirerà anche il Mercatino Verde del Mondo, iniziativa che estende il festival a giugno e aggiunge una nota culinaria, dal momento che al Giardino Parker-Lennon del quartiere San Donato sarà possibile fare un giro dei sapori del mondo.

Grande protagonista rimane tuttavia il cinema. Saranno proiettati più di 30 film sui diritti umani e molti saranno anche i dibattiti con i registi, i produttori, gli attivisti e le ong. In particolare, assume particolare rilievo in questi giorni il filone dedicato al racconto della guerra in Siria. Infatti, i quattro film in programma – Face to face with Isis, Radio Kobani, City of Ghosts e Last Man in Aleppo – sono l’occasione di avere una prospettiva inedita su quel conflitto, quella cioè delle donne e degli uomini che lo vivono quotidianamente.

Marta Campa

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIULIA GRASSILLI:

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