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Hotel Rigopiano, "il posto del cuore" che non c'è più

La testimonianza dell'avvocata pescarese Marina Prosperi.


di Alessandro Canella
Categorie: Società
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L'avvocata Marina Prosperi racconta ai nostri microfoni cos'era l'albergo travolto dalla slavina, che frequentava nell'infanzia. Apprensione per la situazione nel pescarese, dove il fratello - speleogo sempre attivo durante i terremoti - è sfollato causa neve e terremoto. Molta la rabbia: "Le politiche democristiane hanno devastato per decenni quei territori".

Tutta Italia è col fiato sospeso per le sorti dei dispersi dell'Hotel Rigopiano, la struttura ricettiva sul Gran Sasso investita da una slavina provocata dai nuovi terremoti che ieri hanno colpito l'Abruzzo.
I soccorritori, arrivati a piedi nella notte perché le condizioni delle strade rendevano impossibile anche l'utilizzo della turbina, hanno parlato di uno "scenario apocalittico". Un cadavere è già stato estratto dalle macerie investite dalla neve, mentre poche sono le speranze di trovare in vita la trentina di persone che mancano all'appello.

Marina Prosperi, avvocata operativa a Bologna e nota per la sua difesa degli ultimi, in particolare dei senza casa, ha origini pescaresi e ai nostri microfoni e su Facebook ha raccontato quando, durante l'infanzia, frequentava proprio quell'albergo: "Rigopiano è il posto dell'infanzia, il posto del cuore, della spensieratezza, dei bei ricordi della nostra famiglia, delle marrocche arrostite al fuoco, dei canti, degli ululati dei lupi. Rigopiano è il bosco dove prendere le more, il ruscello dove osservare i girini, e gli alberi, davanti all'albergo, dove ci arrampicavamo e passavamo le nostre ore di bambini".

Le si rompe la voce quando ripensa a quei momenti e, per contro, alla situazione attuale. "È effettivamente difficile raggiungere quella zona se c'è neve - spiega - È un posto abbastanza isolato e da quello che so nemmeno la turbina è riuscita a liberare le strade".
Per l'avvocata sono ore di apprensione anche per le condizioni della propria famiglia. Il fratello e la cognata sono speleologi e sono stati attivi durante tutti i terremoti degli ultimi anni, da quello de L'Aquila fino ad Amatrice.
"Mio fratello ora è sfollato - racconta Marina - Da quattro giorni manca l'elettricità e con la neve è tutto bloccato. Ha una figlia piccola, di due anni".

Oltre al terrore, dovuto al terremoto complicato dalla neve, in queste ore quelle popolazioni provano un profondo senso di rabbia verso uno Stato che si sta rivelando completamente assente.
Già prima delle scosse di ieri, quando la neve aveva creato forti disagi a decine di migliaia di cittadini abbruzzesi, rimasti senza elettricità e riscaldamento, le telefonate ai centralini e alle autorità per chiedere aiuto o consigli erano andate a vuoto.

Ma anche quando lo Stato è presente fa danni, come racconta l'avvocata: "Veniamo da decenni di politiche democristiane che hanno provocato le devastazioni dei nostri territori, con chi intasca le tasse senza investire nelle infrastrutture, con chi ha avvelenato il mare, l'acqua da bere, rubato i soldi per le emergenze".
Marina osserva che il Tg Abruzzo assomiglia più ad un bollettino sulla disoccupazione: "Chiude tutto, le uniche cose che aprono sono i centri commerciali, che magari vanno a cementificare zone restringendo i fiumi".


Ascolta la testimonianza di Marina Prosperi

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