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Guerra in Siria, la regione è una polveriera

L'analisi della Rete Italiana per il Disarmo alla vigilia dell'intervento militare.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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Alla vigilia dell'annunciato intervento militare di Stati Uniti e Gran Bretagna in Siria, la Rete Italiana per il Disarmo denuncia il pericolo "polveriera". L'embargo per l'esportazione di armi coinvolge la Siria, ma le forniture sono raddoppiate o triplicate verso Israele, Turchia e Libano. "Occorre togliere benzina dal fuoco".

Sale la tensione per l'intervento militare in Siria, previsto per domani. In molti, in questi giorni e in queste ore, paventano la degenerazione di un conflitto che potrebbe investire tutta l'area geografica e non avere uno sbocco.
Una tesi sostenuta anche dalla Rete Italiana per il Disarmo, che affronta la questione prendendo in esame l'export di armi leggere occidentali nell'area, le vere responsabili, secondo la Rete, della distruzione.
Sebbene dal maggio 2001 l'Unione Europea abbia posto la Siria sotto embargo per l'esportazione di armi, le forniture ai Paesi confinanti, nel solo 2011, sono raddoppiate e triplicate. In particolare in Paesi che hanno interessi diretti, come Turchia e Israele, ma anche verso Paesi che hanno interessi indiretti, come Libano e Giordania".

"In questa situazione c'è chi pensa che occorra fare qualcosa - osserva Francesco Vignarca, portavoce della Rete - Noi pensiamo che occorra fare qualcosa di utile: quando scoppia l'incendio della guerra occorre togliere benzina dal fuoco, ovvero le armi da quella regione".
Secondo Vignarca, inoltre, non ci si può stupire se ci sono delle emergenze e se scoppiano le guerre, poiché "le emergenze e le guerre purtroppo si preparano". E cita un dato: dal 2007 al 2011 la Siria ha aumentato l'import di armi del 580%. "Succede sempre così - osserva il portavoce - quando si aumenta l'importazione di armi, poi scoppia un conflitto".

Sul senso dell'intervento militare, poi, si apre tutta un'altra riflessione. "La coalizione guidata dagli Stati Uniti vuole semplicemente dare uno schiaffo al regime di Assad - sostiene Vignarca - dal momento che lo stesso Capo di Stato Maggiore americano continua a ripetere che non c'è una reale necessità di intervento militare e soprattutto non c'è uno sbocco o un obiettivo".
La stessa opinione pubblica statunitense, spesso propensa alla guerra, è contraria: un sondaggio ha rivelato che meno del 10% degli americani è favorevole all'intervento.
Comprensibili, dunque, i dubbi di Obama, che si trova inoltre a dover autorizzare i bombardamenti in corrispondenza del 50° anniversario del celebre "I have a dream", il discorso di un simbolo della non-violenza Martin Luther King.


Ascolta l'intervista a Francesco Vignarca
Tags: Guerra, Siria, Pace, Armi

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