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Guerra in Libia, posizioni ufficiali e interessi ufficiosi

Il presidio dei pacifisti per ottenere chiarezza sull'ipotesi di guerra in Libia.


di redazione
Categorie: Esteri
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Da un lato i ministri affermano di non essere favorevoli ad un intervento armato, dall'altro le notizie che trapelano parlano di un impegno concreto dell'Italia nella guerra in Libia. La Rete Italiana Disarmo chiede chiarezza all'esecutivo ed elenca misure efficaci per risolvere la situazione: sospendere immediatamente l’invio di armi e sistemi militari in Medioriente.

"Il governo non si farà trascinare in avventure inutili e perfino pericolose per la nostra sicurezza nazionale. Non è sensibile al rullar di tamburi e a radiose giornate interventiste ma interverrà se e quando possibile su richiesta di un governo legittimo". E ancora: "Noi lavoriamo per rispondere ad eventuali richieste di sicurezza del governo libico, niente di più e niente di meno, nel rispetto della Costituzione e ovviamente lo faremo solo in seguito al via libera del Parlamento, come ha ricordato qualche giorno fa il presidente del Consiglio". Con queste parole, pronunciate oggi in Senato dal ministro Paolo Gentiloni, il governo ribadisce la propria posizione sull'eventualità di una guerra in Libia.

Eppure, nei giorni scorsi, abbiamo assistito ad indiscrezioni autorevoli - come quella del New York Times, secondo cui l'aviazione statunitense sarebbe pronta a condurre raid insieme agli alleati italiani, francesi e inglesi - o a vere e proprie notizie, come la concessione dell'utilizzo della base di Sigonella in Sicilia per operazioni con droni. O ancora: un decreto secretato che avrebbe autorizzato l'intervento dei servizi segreti.
Un'ambiguità e una confusione che hanno portato la Rete Italiana Disarmo a svolgere un presidio davanti al Parlamento per chiedere chiarezza e trasparenza sulla posizione dell'Italia.

Non solo: i pacifisti si aspettano anche che il governo metta in atto misure concrete che portino ad una soluzione al caos libico.
Impedire la circolazione delle armi, un embargo alle armi per tutte le fazioni armate in Libia, promuovere un'azione diplomatica e una "shura", una consultazione di tutte le fazioni in campo: questi potrebbero essere strumenti concreti per risolvere la situazione.
"Le soluzioni diverse ci sono - spiega ai nostri microfoni Lisa Clark della Rete Italiana Disarmo - In fondo, i bombardamenti negli ultimi anni non hanno fatto che peggiorare la situazione e hanno creato disastri".

Enunciare buone intenzioni senza utilizzare strumenti alternativi per la risoluzione dei conflitti, sottolinea la pacifista, ha portato le persone a pensare che dietro esista solo la volontà di accaparrarsi il territorio per garantirsi la produzione di petrolio e gas.


Ascolta l'intervista a Lisa Clark
Tags: Guerra, Pace, Esteri, Libia

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