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Grecia, trattative ancora in stallo dopo il referendum

Le nuove proposte di Atene saranno presentate domani, mentre il governo chiede nuovi aiuti.


di Andrea Perolino
Categorie: Esteri
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In attesa del vertice di questa sera tra i leader dell'eurozona, l'Eurogruppo che si è tenuto nel pomeriggio non ha portato novità sul fronte delle trattative. Atene presenterà domani il piano per giungere a un accordo che resta ancora lontano. Intanto la situazione delle banche greche si fa sempre più difficile, con la Bce che conferma la liquidità chiedendo però maggiori garanzie.

Con ogni probabilità, la partita sulla Grecia si deciderà tutta nelle prossime 48 ore. Nel pomeriggio di oggi l'Eurogruppo non ha dato indicazioni precise su quale strada imboccherà la trattativa tra Atene e le istituzioni europee dopo il referendum di domenica. Un primo dato certo, al momento, è che la delegazione greca non ha presentato un nuovo piano di proposte formali scritte come richiesto dai suoi interlocutori, suscitandone l'irritazione. Bisognerà dunque attendere domani, quando Alexis Tsipras terrà un'audizione all'Europarlamento. Ma qualche indicazione potrebbe emergere già in serata, quando si riuniranno i leader dei paesi dell'eurozona per discutere della situazione della Grecia.

Al momento, l'unica certezza è che le banche greche rimangono chiuse e la loro sopravvivenza è appesa a un filo. La Banca Centrale Europea ha infatti deciso di mantenere invariati gli aiuti alle banche greche, che ammontano a 89 miliardi, imponendo tuttavia garanzie più ampie. Di fatto, gli istituti ellenici per beneficiare dei fondi della Bce dovranno portare più titoli. Come spiega l'economista Giacomo Bracci, "le cifre relative alla percentuale di questo taglio non sono ancora state chiarite dalla Bce, e non abbiamo notizie certe. L'unico dato certo è che questo pone grandi problemi di solvibilità per le banche greche, e questa ulteriore richiesta della Bce viene ritenuta da molti osservatori come un salto verso l'uscita dall'euro".

Nella convulsa giornata di oggi, nella quale si sono susseguite dichiarazioni e smentite, fonti europee hanno fatto sapere come tra le ipotesi in campo ci sia quella di un nuovo prestito verso la Grecia, con la richiesta da parte di Alexis Tsipras di 7 miliardi di euro per far fronte all'emergenza nelle prossime 48 ore. "Se la situazione dei collaterali è quella che abbiamo descritto le banche greche non hanno più tanto tempo per continuare a sopravvivere, soprattutto per poter riaprire - sottolinea Bracci - Circolano voci che sostengono che da parte di Merkel e Schauble ci sia assoluto diniego rispetto a questa possibilità".

Centrale rimane la questione della ristrutturazione del debito greco, elemento imprescindibile per il governo ellenico. Una richiesta che tuttavia si scontra con l'inflessibilità del "nein" tedesco. Sia Angela Merkel così come Wolfgang Schauble ritengono irricevibile l'ipotesi di un taglio del debito greco. Più possibilista, invece, sembra essere il Fondo Monetario Internazionale: "Il Fmi dopo aver pubblicato un report nel quale considera essenziale la concessione della ristrutturazione del debito, ieri ha anche mostrato una disponibilità maggiore rispetto a possibili aiuti futuri alla Grecia, nonostante Atene sia sotto un mancato pagamento nei confronti del Fondo".

Numerose, dunque, le incognite che ancora affollano la strada verso un accordo per la Grecia. Oltre a capire quali carte metteranno sul tavolo Alexis Tsipras e il neo ministro delle finanze Euclid Tsakalotos, resterà da vedere quale linea prevarrà nel consesso dei leader europei, se quella intransigente dei "falchi" o quella più possibilista delle "colombe". A muovere l'ago della bilancia, inoltre, potrebbero essere attori extra-europei: "Presumo che ci siano e ci saranno pressioni da parte di Stati Uniti e Cina - fa notare Bracci - che ritengono necessario che l'eurozona resti intatta. Ritengo che queste pressioni potrebbero pesare di più rispetto al nein tedesco".


Ascolta l'intervista a Giacomo Bracci
Tags: Europa, Grecia, UE, Tsipras

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