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Grecia, ora Syriza ci crede davvero

Comizio conclusivo ieri ad Atene della forza di sinistra Syriza


di Francesco Ditaranto
Categorie: Esteri
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La vittoria sembra davvero a un passo per Syriza, la forza di sinistra in Grecia. Domenica il popolo ellenico sarà chiamato alle urne e potrebbe, con molte probabilità, premiare il partito di Alexis Tsipras. La svolta antiausterity imposta da Syriza potrebbe provocare un effetto a catena in tutta Europa.

Ieri sera ad Atene, si è tenuto il comizio conclusivo della campagna elettorale di Syriza, il partito di sinistra, che appare il più accreditato per la vittoria delle elezioni politiche, che domenica potrebbero sconvolgere lo scenario politico greco e non solo.

MIgliaia le persone accorse in Piazza Omonia per il discorso finale di Alexis Tsipras, mentre la storica Piazza Syntagma, per un sgarbo dal sapore triste, era stata prenotata per un comizio parallelo dal Partito Comunista in versione più tafazziana che mai. Il leader greco ha toccato gli aspetti chiave della crisi, con particolare attenzione al disastro umanitario provocato dal commissariamento della Troika. Syriza, se dovesse riuscire ad andare al governo, non promuoverà l'uscita dall'Euro (se ne facciano una ragione i neofascisti di rito ortodosso di casa nostra e d'oltralpe, e i neofiti dell'unità nazionale come Salvini, che tifano Tsipras perché, in un'Europa che ritorna agli Stati-Nazione, ognuno pensa per sé, e dunque, fuori dai confini vanno bene anche i "comunisti"). La battaglia vera della sinistra greca sarà per una rinegoziazione del debito che metta fine alle politiche d'austerity, sulla scorta di quanto concesso alla boccheggiante Germania uscita dal delirio nazista.

Sbloccata la partita del debito si metterà mano alla crisi umanitaria che ha distrutto il tessuto sociale greco, e ha aperto la strada ai neonazisti di Alba Dorata (riferimenti politici ben più calzanti per i sostenitori di Tsipras dell'ultima ora, citati in precedenza) che appaiono però, in discesa nei sondaggi. 

Insomma la partita è fondamentale e a Syriza manca pochissimo per raggiungere quel 37% che permetterebbe di formare un governo monocolore in Grecia e dare una svolta ai rapporti di forza in tutta Europa. A testimoniare il peso continentale della legislative di domenica, sono arrivate ad Atene delegazioni di tutta la sinistra europea, dagli spagnoli di Podemos agli italiani della Brigada Kalimera.

Dall'altra parte i neo-liberisti di Nea-Democratia, il partito dal premier uscente Samaras, agitano lo spettro della Corea del Nord, nel caso di vittoria della sinistra, e non sembrano essere in tempo per approfittare dell'annuncio del presidente della BCE Draghi, che ha deciso, rompendo con la Germania, un acquisto di 60 miliardi di euro al mese di debito pubblico, per rilanciare l'inflazione. A qualunque greco dotato di un minimo di memoria verrebe da dire "solo adesso?", dopo che il suo paese è stato spolpato da 6 anni di crisi, provocati in larga parte dalla mancata decisione di Francoforte di proteggere (sarebbe bastato un annuncio) il debito greco dalla speculazione, quando scoppiò il caso ellenico.

Non resta che attendere i risultati, attesi per la notte di domenica, per capire se è il momento della svolta, per la Grecia e per l'Europa.


Ascolta l'intervista ad Angelo Mastrandrea, inviato ad Atene per "Il Manifesto"

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