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Grecia, il tempo sta scadendo

Dopo l'ultimo fallimento nei negoziati la possibilità Grexit è sempre più concreta.


di Andrea Perolino
Categorie: Esteri
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(Foto: lapresse.it)

Secondo la Commissione Europea è ancora significativa la distanza che separa Atene e i creditori internazionali, dopo un nuovo tavolo di trattative nel weekend. I margini per trovare un accordo si fanno sempre più stretti, e l'uscita della Grecia dal sistema monetario è più vicina. Il punto con l'economista Giacomo Bracci.

Anche l'ultimo tentativo di arrivare a un compromesso nel negoziato tra il governo di Atene e i creditori internazionali si è concluso con un fallimento. Le parti sono ancora distanti, e ora il tempo per trovare un accordo sta scadendo. La fine di giugno rappresenta il termine ultimo a disposizione della Grecia per rimborsare il prestito al Fmi, dopodiché sarà default. E la probabilità di una Grexit, l'uscita della Grecia dal sistema monetario europeo, è sempre più concreta. Il governo ellenico e il premier Alexis Tsipras non sono disposti ad accettare il programma di austerity richiesto dalle istituzioni europee, che dal canto loro non sembrano disposte a cedere nulla rispetto al programma del Memorandum. Gli occhi sono ora puntati sulla riunione dell'Eurogruppo prevista per giovedì prossimo.

In particolare, la distanza riguarda soprattutto l'obiettivo dell'avanzo primario, che le istituzioni europee vorrebbero fosse pari all'1% del prodotto interno lordo. "Tra obiettivi di avanzo primario e differenze in merito al mix ottimale di misure strutturali, le divergenze in totale sono pari all'ordine dello 0,5-1% del Pil, corrispondente a circa 2 miliardi di euro - spiega l'economista Giacomo Bracci - Una distanza molto ampia che sarà molto difficile ricucire senza che da una delle due parti ci possano essere significative cessioni rispetto al piano iniziale. Un muro contro muro che, come sottolinea lo stesso Bracci, presenta delle sostanziali asimmetrie: "appare evidente la sproporzione di mezzi nella possibilità di ricatto tra creditori internazionali e team di negoziatori greci, perché il sistema bancario greco in questo momento si regge su una forma di sostegno di emergenza da parte della Bce che quest'ultima ha più volte detto essere pronta a interrompere qualora le istituzioni dell'Eurozona ritenessero che la Grecia non debba più essere sostenuta".

Mai come negli ultimi giorni la possibilità di un'uscita della Grecia dall'Eurozona è stata così vicina. Lo stesso ministro delle finanze greco Janis Varoufakis non l'ha esclusa del tutto: "Io escludo una Grexit come soluzione ragionevole. Ma nessuno può escludere tutto: io non posso escludere che una cometa impatti la Terra". Un'ipotesi, quella della Grexit, che "presenta diversi problemi legali - sottolinea Bracci - perché non è chiaro se a seguito di questa uscita la Grecia possa essere ancora considerata parte dell'Unione Europea, senza contare le varie ritorsioni di natura politica e commerciale che potrebbero provenire dal cuore pulsante delle istituzioni europee".

In uno scenario di questo tipo non è possibile escludere nessuna possibilità. A meno che Tsipras non si arrenda ad accettare i diktat dei creditori internazionali (con tutto ciò che questo significa sul piano politico interno) per ottenere i 7,2 miliardi del programma di assistenza, oltre ad un'uscita dalla moneta unica esistono altre vie d'uscita. "Ci sono soluzioni radicali - fa sapere Bracci - una delle quali è quella prospettata da molti di adottare una moneta parallela all'euro, per pagare stipendi, pensioni e fra fronte alla spesa pubblica". Ciò che è certo, al momento, è che il tempo stringe, e la riunione dell'Eurogruppo del 18 ha tanto le caratteristiche di un'ultima spiaggia.


Ascolta l'intervista a Giacomo Bracci

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