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Governo, "solo trattativa le minacce di Berlusconi"

L'intervista al politologo e deputato Pd Carlo Galli.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica
Carlo Galli
Il politologo Carlo Galli

Secondo il politologo e deputato Pd Carlo Galli, le minacce di Berlusconi di staccare la spina al governo Letta fanno solo parte della trattativa per guadagnare qualche settimana. E il M5S non aprirà ad una nuova maggioranza di governo.

La tenuta del governo Letta pare aver subito un nuovo colpo. Archiviata la leva dell'Imu e avvicinandosi la riunione della giunta per le elezioni (lunedì prossimo), il Pdl cambia strategia e minaccia la caduta dell'esecutivo. "Occorre staccare la spina al governo Letta", avrebbe detto Silvio Berlusconi secondo le indiscrezioni pubblicate da Repubblica, segnando un'accelerazione per una crisi che per molti è annunciata.
Per capire le possibili prospettive, abbiamo chiesto l'opinione a Carlo Galli, politologo, presidente della Fondazione Istituto Gramsci e deputato del Partito Democratico.

Onorevole Galli, Lei è preoccupato per le minacce di Berlusconi circa la tenuta del governo?
"Nella misura in cui il governo Letta fosse davvero in pericolo, certo che sono preoccupato, come dovrebbe esserlo ogni italiano normale. Sarebbe la dimostrazione ultima ed estrema, purtroppo sulla nostra pelle, che gli interessi del Paese e quelli di Berlusconi divergono.
Voglio però coltivare fino all'ultimo la speranza che questa improvvisa accelerazione negativa di Berlusconi, sia in realtà un'ulteriore manovra di pressione all'interno della trattativa del Cavaliere per guadagnare qualche settimana e non sia, insomma, ancora una decisione. In particolare perché più di uno nella maggioranza ora sostiene che la legge Severino debba passare il vaglio della Corte Costituzione, la quale potrebbe rifiutarsi di essere investita della questione dal Senato.
L'unica strategia possibile che può stare dietro il far cadere il governo è andare ad elezioni anticipate e vincere in entrambi i rami del Parlamento, ipotesi piuttosto remote. Inoltre il Capo dello Stato non scioglierà le Camere con questa legge elettorale".

Anche perché, nell'ipotesi che il Presidente della Repubblica sciogliesse il Parlamento, Berlusconi sarebbe investito in pieno dalla sua situazione giudiziaria.
"Certo. Del resto, la situazione attuale è la migliore possibile per il Pdl e per Berlusconi. Non certo favorevole, ma la migliore possibile. Anche perché Berlusconi, oltre che con la legge Severino, dovrà fare i conti con l'interdizione dai pubblici uffici.
Nell'ipotesi più fantascientifica, avremmo un Berlusconi che fa campagna elettorale dagli arresti domiciliari, con grandioso effetto propagandistico, per le elezioni anticipate da svolgersi entro l'anno solare. Non mi pare che Napolitano permetterebbe ciò.
In realtà, l'unica strategia su cui Berlusconi può puntare è quella giudiziaria, perché per quella politica la strada è sbarrata. Berlusconi può chiedere la grazia o la commutazione della pena, ma non lo vuole fare e non lascerà fare ai suoi avvocati".

Sempre nel campo delle ipotesi, qualora il Pdl facesse cadere il governo, c'è la possibilità di formarne uno con una maggioranza diversa che includa il M5S?
"Questa possibilità non c'è mai stata. Aldilà di quello che pensano alcuni parlamentari del M5S, sono certo che Grillo e Casaleggio non hanno alcuna intenzione di fornire sponde al Pd, anche solo per fare la legge elettorale. La loro strategia è chiara: sono una forza antisistema.
Altro discorso è: cosa succede fra gli eletti al Senato. Ma non sono in grado di dire quanti possono essere i voti recuperabili in quella sede. Ho l'impressione che sarebbe un grosso azzardo puntare a quell'ipotesi per far proseguire la legislatura. Puntare a quell'ipotesi per guadagnare tempo e magari uscire dalla finestra di voto ed andare a votare la primavera prossima, può avere senso".

Lunedì si riunirà la giunta per le elezioni del Senato. Siamo sicuri che il Pd voterà compatto per la decadenza di Berlusconi?
"La posizione è unica: non vi saranno violazioni politiche di ciò che è prescritto da una sentenza e da una legge della Repubblica.
Allo stesso modo la giunta non verrà utilizzata come strumento politico, perché ha un profilo giurisdizionale. Si entrerà in giunta con lo spirito garantista che si utilizza per tutte le persone, permettendo agli avvocati di Berlusconi di dire quello che vorranno. Ciò non significa per nulla, salvo che non emergano fatti sconosciuti ed eclatanti, che i cittadini possano pensare che il Pd salverà Berlusconi. Tutto ciò in modo che nessuno possa dire che, anche per questo quarto grado di giudizio, che Berlusconi abbia subito ingiustizie, come non ne ha subite nei primi tre".


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