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Goro, barricate anti-migranti frutto di ignoranza leghista ed emergenzialità

La protesta dei cittadini contro l'arrivo di donne e bambini migranti.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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A Gorino, frazione di Goro in provincia di Ferrara gli abitanti hanno eretto barricate per impedire l'accoglienza di donne e bambini migranti. Il vergognoso episodio è frutto della retorica leghista, che cavalca i flussi migratori per diffondere paura e guerra fra poveri, ma anche della gestione emergenziale di un fenomeno ormai strutturale. La Prefettura cede.

Barricate con bancali di legno ai tre accessi del centro abitato, 300 cittadini a presidiare le entrate per impedire l'arrivo del pullman che trasportava 11 donne e 8 bambini migranti, che dovevano essere accolti in una struttura sul territorio.
La pseudo-battaglia di Gorino, frazione di Goro, Comune del ferrarese, ci dice molto sul pericolo che l'ignoranza e la paura diventino armi. Una battaglia che, purtroppo, è stata vinta dalla xenofobia, al punto che la Prefettura ha ceduto al ricatto degli abitanti e ha dirottato i migranti in un altre strutture.

Per capire meglio, però, come si è creata questa situazione, non si può tralasciare l'atmosfera generale, le strumentalizzazioni politiche e gli errori nella gestione dell'accoglienza che prestano il fianco ad "argomentazioni" razziste.
A Ferrara, ad esempio, due dirigenti del Comune risultano indagati per presunte irregolarità nelle procedure di affidamento dei fondi alla coop Camelot proprio per la gestione delle strutture di accoglienza. Un'indagine che la destra, Lega in primis, non ha perso l'occasione di cavalcare, portando avanti il ritornello secondo il quale l'immigrazione serve per fare arricchire le cooperative amiche del governo.

Un altro elemento che occorre comprendere è che, in una situazione di generale difficoltà, generata da una crisi economica avvitata su se stessa, la frammentazione sociale e la solitudine in cui i cittadini si ritrovano, la mancanza o l'inefficacia di organizzazioni politiche o sindacali che possano indirizzare e organizzare il disagio, la presenza di un'ideologia che da più di vent'anni rivendica il darwinismo sociale e la cosiddetta meritocrazia lasciano campo libero a posizioni xenofobe, nazionalismi e guerre tra poveri.
"Quelle persone sbagliano nemico", osserva ai nostri microfoni Elisa Corridoni, esponente del Prc di Ferrara. In effetti la dinamica è proprio questa: invece che orientare la propria rabbia con chi genera l'oppressione, ce la si prende con quelli che stanno un po' peggio di te, come se fossero loro la causa del proprio disagio.

Un terzo elemento, non meno importante, attiene alla narrazione e all'organizzazione dell'accoglienza. Benché il fenomeno dei flussi migratori sia ormai consolidato da anni, lo Stato italiano lo ha gestito e lo sta gestendo in maniera emergenziale. Ciò serviva all'Italia ad elemosinare risorse dall'Unione Europea. Lo testimonia la richiesta di flessibilità all'Europa da parte del premier Matteo Renzi anche per la manovra per il 2017.
La mancanza di un piano di accoglienza strutturale, lo scaricabarile tra vari territori d'Italia e le decisioni di Ministero e Prefetture che vengono vissute come imposizioni, non aiutano a vivere il fenomeno dell'immigrazione in modo tranquillo. L'emergenza genera ansie e paure, facile terreno per chi fomenta l'odio.


Ascolta l'intervista ad Elisa Corridoni

Ascolta l'intervista al consigliere comunale di SI a Ferrara, Leonardo Fiorentini

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