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Gli ostacoli "illegali" della Questura ai richiedenti asilo

La denuncia di Ya Basta e l'interrogazione parlamentare di Giovanni Paglia.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Il documento della Questura di Bologna

Per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno per asilo politico la Questura di Bologna viola la direttiva europea recepita nel dl 142/2015 richiedendo documenti non previsti dalla legge, pena lo stop alla pratica. Il deputato Paglia presenta un'interrogazione parlamentare. "Pratica illegale, che alimenta un mercato di sfruttamento".

La Questura di Bologna adotta un "comportamento illegale" per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno per richiedenti asilo. A denunciarlo sono lo sportello migranti di Ya Basta e del progetto Accoglienza Degna, che dimostrano con un documento ufficiale (vedi foto) come la Questura violi la legge sull'accoglienza delle persone bisognose di protezione internazionale.

La materia è normata dal decreto legge 142/2015, che recepisce una direttiva europea, ed afferma che per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno per richiedenti asilo sia necessario solamente presentare una dichiarazione di domicilio. L'ufficio stranieri della Questura di Bologna, invece, chiede documentazione aggiuntiva: il contratto di affitto o di proprietà dell'ospitante.

Qualora la documentazione aggiuntiva non venga presentata, denunciano gli attivisti, le pratiche si bloccano e addirittura le persone finiscono in clandestinità, arrivando a perdere il diritto alla protezione internazionale.
Non solo, la burocrazia non prevista dalla legge alimenta anche un mercato nero dei documenti di domicilio e diversi richiedenti asilo hanno dovuto pagare fino a 200 euro all'ospitante per avere il pezzo di carta.

Le richieste illegittime della Questura di Bologna non sono le uniche. Anche a Reggio Emilia e Rimini succede lo stesso.
"Un problema identico si è verificato l'anno scorso a Roma - racconta il deputato Giovanni Paglia, che sul tema ha presentato un'interrogazione parlamentare - ma la questione fu sanata con una circolare del Ministero".
Gli attivisti bolognesi, ormai tre settimane fa, hanno chiesto un incontro con la Questura per affrontare il tema, ma finora non è arrivata alcuna risposta.


Ascolta l'intervista a Neva Cocchi di Ya Basta

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