Radio Città Fujiko»Notizie

Gilet gialli, il mea culpa insufficiente di Macron

Il tentativo del presidente francese di spegnere le proteste.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento, Esteri
Macron.jpg

Il discorso del presidente francese Emmanuel Macron viene presentato come un mea culpa con concessioni ai gilet gialli, ma le misure annunciate o erano già previste o risultano insufficienti per rispondere alle rivendicazioni redistributive del movimento. E rimangono nel solco liberista, come testimonia il "no" alla patrimoniale. Nessuna critica alle violenze della polizia. Le analisi di Jessi Simonini e Patrizia D'Antonio.

La stampa, anche quella italiana, ha usato parole come "scuse", "assunzione di responsabilità" o "mea culpa" e in effetti mediaticamente i toni del discorso del presidente francese Emmanuel Macron hanno fatto un certo effetto. Macron non ha infatti usato toni da "pugno di ferro", se non nella condanna delle violenze, ma è sembrato conciliante, addirittura riconoscendo al movimento dei gilet gialli alcune ragioni della loro protesta.
Per comprendere meglio la scelta del presidente francese, però, è necessario analizzare sia il contesto in cui si muove, sia il merito delle concessioni fatte.

"La popolarità di Macron è in un trend negativo che comincia già prima della nascita dei gilets jaunes - spiega ai nostri microfoni Jessi Simonini in una corrispondenza dalla Francia - Il presidente francese nei sondaggi ha un indice di non gradimento del 70%, peggio addirittura di quello di Hollande, che già aveva battuto ogni record nel 2014".
Inoltre, il governo del premier Édouard Philippe ha già registrato nei mesi scorsi l'abbandono di alcuni ministri, a testimoniare le difficoltà che attraversa. Se si aggiungono le elezioni europee alle porte e la rapida crescita ed evoluzione del movimento dei gilet jaunes, appare quindi chiaro come Macron tenti di invertire la rotta del malcoltento che lo sta investendo.

ASCOLTA L'INTERVISTA A JESSI SIMONINI:


A cambiare nell'impostazione, a ben vedere, sembrano essere solo i toni utilizzati da Macron, non certo la direzione delle sue politiche.
Analizzando infatti le promesse che ha fatto ieri, si trovano da un lato provvedimenti già previsti, che al limite vengono incrementati e sveltiti, dall'altro le solite ricette liberiste, duramente contestate dalle piattaforme del movimento, come il rifiuto di ripristinare una patrimoniale o gli sgravi alle imprese per concedere un premio di produzione di fine anno ai lavoratori.

L'aumento del salario minimo, confermano ai nostri microfoni sia Simonini che Patrizia D'Antonio, che da lungo tempo vive a Parigi, era già in agenda. "In parte era già previsto dall'indicizzazione", sottolinea Simonini. "Dovevano essere 30 euro diluiti nel tempo", aggiunge D'Antonio.
Nel suo discorso, quindi, Macron ha anticipato l'entrata in vigore (dall'inizio del 2019) ed ha aumentato la quota.
"La critica avanzata da Jean-Luc Mélenchon di France Insoumise - osserva D'Antonio - riguarda il reperimento dei fondi necessari, che nelle intenzioni di Macron non avverrà attraverso prelievi a chi ha di più". È quindi ipotizzabile che le risorse verranno comunque recuperate dalle imposte.

Gli imprenditori e i ricchi, quindi, non verranno toccati e a confermarlo, sempre nelle parole di Macron, è il rifiuto di reintrodurre l'Impôt de Solidarité sur la Fortune (Isf), la patrimoniale. "Il presidente francese non vuole comunque scontentare quelli che lo hanno sostenuto - osserva Simonini - che sono i grandi capitali finanziari". Nessuna parola di critica, inoltre, è stata rivolta contro le violenze della polizia, con video e immagini diventati virali.
Quanto al fronte della protesta, "Macron si è rivolto soprattutto ai sindaci e alle associazioni locali che hanno subito i contraccolpi delle politiche del governo - ricorda D'Antonio - prospettando un maggiore coinvolgimento e arrivando ad utilizzare anche una retorica populista sulla Francia e sul fatto che la sua legittimità si fonda sui cittadini".

ASCOLTA L'INTERVISTA A PATRIZIA D'ANTONIO:


A questo punto resta da chiedersi se il discorso di Macron fermerà le proteste o spaccherà il movimento dei gilet jaunes. "Io penso di no - conclude Simonini - perché tutti, dal movimento alle opposizioni, ritengono le misure annunciate insufficienti. Credo che sabato prossimo, quando ci sarà la quinta tappa della mobilitazione di piazza, la partecipazione sarà ampia".

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]