Nella mattinata di oggi gli attivisti di Hobo, Làbas, Tpo e Ross@ si sono presentati in Sala Borsa per contestare il convegno di presentazione del piano regionale “Garanzia Giovani”, progetto dell’Unione Europea per far fronte alla disoccupazione giovanile. Per i collettivi il piano non garantisce altro che “il precariato a vita”.

Un blitz di collettivi e centri sociali – tra i quali Hobo, Làbas, Tpo e Ross@ – ha interrotto con striscioni e megafoni il convegno in programma questa mattina in Sala Borsa, per la presentazione del piano regionale Garanzia Giovani, organizzato da Comune, Regione e Provincia. L’incursione è scattata appena iniziato il convegno, mentre l’assessore comunale Matteo Lepore stava introducendo l’iniziativa. Interrotto il suo intervento, i manifestanti si sono portati al tavolo dei relatori per leggere un documento al microfono: in realtà la Garanzia giovani, recita anche il volantino distribuito ai presenti, non e’ altro che un “business della disoccupazione“, fondato su servizio civile, tirocini e stages, “manodopera precaria, a basso costo ed estremamente ricattabile“.

“È inaccettabile pensare di risolvere il nodo della disoccupazione giovanile e della precarietà con uno strumento inefficace e sbagliato quale è la Youth Guarantee – sottolinea Ada di Làbas – ed è inaccettabile che a farlo siano le amministrazioni incapaci e le imprese che lucrano sulla pelle dei giovani precari”. Per le realtà che hanno dato vita alla contestazione il piano Garanzia Giovani, voluto dall’Unione Europea per far fronte alla disoccupazione giovanile, non sarebbe altro che la celebrazione della precarietà, normale orizzonte e unica prospettiva per i giovani senza lavoro.

“Sono modalità di inserimento nel mondo del lavoro che creano sfruttamento, ricattabilità – spiega Ada – e che vanno a liberalizzare in maniera definitiva il contratto a tempo determinato e l’apprendistato. Una precarizzazione strutturale e selvaggia”. “Quello che vogliamo ribadire è che il piano Garanzia Giovani, così come Jobs Act e Decreto Poletti, creano un business della disoccupazione – denuncia l’attivista – i veri beneficiari sono agenzie interinali, imprese, enti privati di formazione che lucrano sulla vita di precari e giovani, che sono ricattati e ricattabili”.

Andrea Perolino