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Gambia, pressioni contro il regime e venti di guerra

Nigeria e Senegal minacciano il presidente golpisca, chiedendogli di lasciare il potere.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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Il presidente gambiano Yaya Jammeh

La Nigeria, a capo della Comunità Economica dell'Africa Occidentale, minaccia di guerra il Gambia se il presidente golpista Jammeh non darà le dimissioni rispettando il risultato elettorale dello scorso dicembre. Apprensione dei gambiani, tra cui molti sono profughi anche in Italia, per il rischio di una guerra civile. La giornalista Paola Mirenda spiega come si è generata la situazione. Intanto in Nigeria un caccia bombarda un campo profughi: decine di morti.

Una nave da guerra nigeriana si sta dirigendo verso il Gambia, nell'Africa nord-occidentale. La notizia diffusa ieri dalla Bbc accende i riflettori sulla situazione nel Paese, al centro di una crisi politica che si è acuita con le elezioni dello scorso 1 dicembre.
Dalle urne era uscita vincitrice l'opposizione di Adama Barrow e in un primo momento Yaya Jammeh, il presidente gambiano salito al potere con un golpe il 22 luglio 1994, aveva accettato il risultato. In un secondo momento, però, ha parlato di brogli, della volontà di portare la questione alla Corte Suprema e di indire nuove elezioni.

Il presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, è stato nominato mediatore per la crisi in Gambia per la Comunità Economica dell'Africa Occidentale e in queste ore sta minacciando Jammeh di un intervento militare, appoggiato dal Senegal, Paese in cui il Gambia è inglobato.
"Gli annunci e le mosse di queste ore - spiega ai nostri microfoni la giornalista Paola Mirenda - potrebbero servire a fare pressioni su Jammeh, al quale tra l'altro è stato offerto l'asilo dalla stessa Nigeria e dal Marocco".
Il giorno in cui il presidente gambiano dovrebbe dimettersi è domani, ma ha già annunciato di non volerlo fare.

Dal Gambia provengono molti dei richiedenti asilo che giungono in Italia, che in queste ore vivono con apprensione i possibili sviluppi della situazione. Oltre ad un conflitto dall'esterno, ciò che si teme è una guerra civile, dal momento che parte dell'esercito si è dichiarato fedele a Jammeh e un'altra parte ha dichiarato di voler rispettare il risultato delle elezioni del primo dicembre, spiega sempre la giornalista. "In molti, però, non avevano creduto al riconoscimento del risultato elettorale da marte di Jammeh", osserva Mirenda.

Il tema dei profughi è sicuramente rilevante. Sono moltissime le persone che stanno scappando dal Gambia in questi ultimi anni, sia per la situazione attuale che per la repressione nei confronti di omosessuali, dissidenti politici e altre minoranze messa in atto dal regime negli ultimi vent'anni.
Molte persone in fuga fanno richiesta di asilo nel confinante Senegal e altre tentano la traversata del Mediterraneo fino a sbarcare sulle nostre coste.

Se, per il momento, le intimidazioni belliche della Nigeria potrebbero rappresentare solo un'ulteriore pressione per portare Jammeh a lasciare il potere, il futuro del Paese resta incerto.
Intanto, proprio in Nigeria un aereo militare ha bombardato - secondo ricostruzioni ufficiali per errore - un campo profughi, provocando la morte di decine di persone, tra cui sei operatori della Croce Rossa.


Ascolta l'intervista a Paola Mirenda

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