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Future Film Festival: con l’animazione parliamo dell’oggi

La direttrice artistica racconta il Festival a Terzo Paesaggio


di Mariagrazia Salvador
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Il linguaggio dell'animazione diventa sempre più uno strumento fondamentale per parlare di attualità agli adulti; e conoscerlo a fondo è un mezzo per far sì che i più piccoli, immersi in immagini in movimento, possano imparare a difendersi.

E’ iniziata ieri la diciassettesima edizione del Future Film Festival, kermesse dedicata alle nuove tecnologie applicate al cinema, all’animazione, ai video games e ai nuovi media. ieri sera alle 20.00 dopo l’inaugurazione le sale hanno dato il via alle visioni con il bellissimo Song of the Sea

Quando è nato il Future Film, nel 1999, l’intuizione di organizzare un festival tutto dedicato alle nuove tecnologie applicate alla settima arte è stata sicuramente vincente. Basti pensare che in quell’anno anno gli organizzatori avevano portato in Italia i film di Hayao Miyazaki, che non aveva ancora vinto né oscar né orso d’oro, quindi in occidente era praticamente sconosciuto.

Uno degli obiettivi del Future Film rimane negli anni quello di presentare opere, autori o case di produzione poco conosciuti. 

“Nel 1999 c'erano altre aspettative rispetto al futuro del cinema” commenta Giulietta Fara, direttrice artistica del Festival “sicuramente anche altre prospettive, ad esempio il cinema sterescopico o il cinema in 3D. Ogni anno cerchiamo di trovare una sorta di filo conduttore che parli anche di una sorta di visione del futuro del cinema”.

I film e gli autori di questa edizione sono moltissimi, tra gli altri spicca il focus on su Ari Folman, il regista isrlaeliano del pluriprlemiato Valzer con Bashir che assistì  in prima persona all'eccidio dei campi profughi di Sabra e Shatila mentre partecipava diciannovenne alla guerra in Libano. Folman presenterà in esclusiva le prime immagini del suo nuovo progetto: un film animato sulla figura di Anna Frank.

Questa edizione parla chiaramente di un linguaggio non esclusivamente rivolto ai bambini, ma che è anzi capacissimo e molto efficace nel trasmettere contenuti agli adulti. E forse in questo di nuovo gli ideatori vedono lontano, perché sempre di più la grafica animata è utilizzata per parlare di attualità a tutti i livelli. Basti pensare che a Bologna è recentemente nato Graphic News, portale online di notizie a fumetti. 

Le immagini saranno sempre più uno strumento per utilizzare, filtrare e digerire meglio le enormi quantità di informazioni da cui siamo sopraffatti ogni giorno (informazioni spesso di diversissima - e dubbia- qualità). Le grafiche animate potrebbero anche rivelarsi utile mezzo utile per difendersi da quelle notizie inutili o tossiche cui siamo soggetti ogni giorno.  

E proprio quest’anno il Festival inizia una collaborazione con la Der (Documentaristi Emilia Romagna) con cui affronta proprio le modalità narrative dei documentari grazie ai nuovi media.

In concorso e fuori concorso il festival presenta diversi film che trattano di problematiche del nostro mondo: Last Hijak di Tommy Pallotta e Femke Wolting è un autentico documentario che alterna animazione e live action per raccontare la Somalia di oggi, dove la povertà porta molti pescatori come Mohamed a diventare pirati, assaltando le petroliere che solcano le acque del loro paese;  Burqa di Marco Pavone è un autarchico e coraggioso lungometraggio animato che – attraverso le avventure di un immaginario ma non troppo capo di governo, Alan Burlesque – racconta vent’anni di storia italiana. Nel mirino, però, più che la classe dirigente (e un presidente diviso tra politica, sesso e affari), una società civile che tutto permette, con colpevole indulgenza; dal Giappone arriva una storia vera, mai raccontata, quella dell’occupazione russa dell’isola di Shikotan, alla fine della II Guerra Mondiale: in Giovanni’s Island Mizuho Nishikubo la racconta attraverso lo sguardo innocente di Junpei e Kanta, due fratellini che instaurano un profondo rapporto di amicizia con la figlia del comandante russo incaricato di governare l’isola; l’estone Lisa Limone & Maroc Orange, di Mait Laas, affronta invece il tema della discriminazione razziale attraverso la storia dell’amore contrastato tra una ragazza limone e un ragazza arancio.

Dimostriamo con questo festival che l'animazione non è solo un linguaggio per bambini” continua Fara “ soprattutto quando si tratta di contenuti particolarmente delicati, difficili, magari politicamente scorretti, come nel caso di Burqua, da un lato è chiaro che l'animazione addolcisce la cosa, dall'altro può essere però più graffiante il contrasto tra un segno semplice e un contenuto molto profondo”. 

Il discorso sul presente è molto forte anche nelle modalità di coinvolgere i bambini in questo festival, che non solo vedranno i film ma avranno anche modo di scoprirne i meccanismi con i laboratori.

Più strumenti dai un bambino più strumenti ha per difendersi. In un momento in cui le immagini in movimento non riempiono solo la televisione ma tutto il mondo del bambino (dal telefonino, al tablet, a qualsiasi device si trovi di fronte) diventa sempre più importante dare ai ragazzini gli strumenti per difendersi, per capire come è fatto un film, per capire com'è la finzione, ma anche per diventare loro stessi, un giorno, dei creativi”

E’ chiaro che il FFF guarda con molta attenzione al presente anche per il tema scelto, eat the future. Ma non si tratta di cibo alla Expo quello di cui parlano i film in sala. 

“Abbiamo scelto questo tema per parlare non del cibo biologico e del futuro roseo che ci aspetta se tutto va bene, ma del futuro tragico che ci aspetta secondo la fantascienza” conclude Fara “quelli che vedremo sono tutti film dove il cibo ha un ruolo assolutamente negativo: o diventiamo noi cibo per gli extraterrestri, oppure diventiamo cannibali nel momento in cui finiscono le risorse, o ancora l’idea di cibo come assassino, nel senso che è un cibo alieno che ci rende degli automi. Tutti esempi contrari all'idea di Expo. Abbiamo volutamente voluto mostrare come gli autori che si sono occupati di cibo riferito al futuro non hanno parlato mai positivamente di questo, ma anzi come di un elemento effettivamente molto critico”.

Riascolta qui sotto la puntata di Terzo Paesaggio con Giulietta Fara:



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