"Crisi e motori... son solo dolori". Seconda puntata del reportage di Debora Volpi per FujikoInchieste. 300 lavoratori ad orario ridotto e 88 esuberi previsti per un'azienda che non investe in nuove tecnologie.
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La Yamaha e la crisi alla Motori Minarelli
Seconda puntata di "Crisi e motori... son solo dolori", il reportage di FujikoInchieste sulla crisi del settore motoristico
La crisi non risparmia nessuno, neanche la storica Minarelli, che dal 2001 assembla motori per la Yamaha.
Il 14 settembre è stato siglato in Regione un accordo per l’attuazione di contratti di solidarietà fino ad aprile 2012. Per quasi tutti i dipendenti (fra operai e impiegati, circa 300) le ore di lavoro sono ridotte a 4-5 al giorno; per le ore lavorate, l’azienda paga il salario e tutti gli istituti connessi (tredicesima, ecc.); per le ore non lavorate, subentra l’Inps, che sborsa circa l’80% di quanto spetterebbe ai lavoratori (almeno fino alla fine dell’anno, perché di norma per i contratti di solidarietà l’Inps provvede a finanziare solo il 60% del salario spettante; un recente finanziamento ha appunto innalzato fino a fine 2011 la quota garantita dall’Inps). “Questo accordo rappresenta per noi una tregua, in questa situazione – dice Orlando Maviglia, delegato sindacale Fiom della Minarelli- Dal 2008 noi lavoratori a più riprese abbiamo conosciuto cassa integrazione ordinaria e straordinaria; già una sessantina di noi se ne sono andati, in parte agganciando la mobilità alla pensione, in parte ricevendo una buona uscita”.
Sicuramente per il settore del motociclo questo non è un buon momento. La Yamaha ha parlato di circa 1700 posti di lavoro da tagliare fra Europa, Stati Uniti e Giappone, “Ma questa crisi è pagata a caro prezzo solo dai lavoratori”, dice Orlando, “e il costo della manodopera è quello che incide di meno sul costo complessivo del prodotto”. La Yamaha vuole mettere in atto 88 esuberi nello stabilimento di Calderara di Reno e i sindacati sono già sulla difensiva. La linea che adotteranno sarà quella di ragionare su “meccanismi di volontarietà”, magari attraverso pensionamenti o adeguate buone uscite, evitando in tutti modi i licenziamenti. Tra l’altro, a dicembre scadrà il contratto interno e ci sarà occasione di un nuovo confronto con l’
azienda, per cercare di difendere, nonostante la posizione sfavorevole, le condizioni di lavoro e i livelli d’occupazione.
Il clima fra i lavoratori, intanto, è di forte preoccupazione, come conferma Ales Alzani, da 14 anni in Minarelli motori. “Sta crescendo la consapevolezza della situazione e si saprà reagire”. Lo speriamo tutti, perché le prospettive per il futuro sono piuttosto incerte.
A livello di produzione, il piano industriale che interessa il polo di Calderara di Reno è piuttosto misero. Non ci sono investimenti in prodotti veramente innovativi, né c’è una differenziazione della produzione. Nessun investimento tecnologico che potrebbe costituire un'opportunità di rilancio, come ad esempio la ricerca sul motore elettrico. I motori che vengono assemblati qui sono poi mandati in Francia e Spagna, per essere montati sulle moto. E proprio nel polo spagnolo c’è stata di recente una mobilitazione importante dei lavoratori, perché Yamaha aveva manifestato la volontà di chiudere l’intero sito produttivo. Grazie anche alla legislazione locale, che impedisce alle imprese che non stanno fallendo di chiudere, il pericolo là è stato scongiurato.
Staremo a vedere cosa accadrà a Calderara di Reno.
Debora Volpi
Ascolta la puntata dedicata alla Motori Minarelli
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