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La crisi alla Verlicchi: venduta a 1 euro a imprenditori indagati per truffa

Prima puntata di "Crisi e motori... son solo dolori", il reportage di FujikoInchieste sulla crisi del settore motoristico


di Alessandro Canella

"Crisi e motori... son solo dolori". Prima puntata del reportage di Debora Volpi per FujikoInchieste. 160 lavoratori della Verlicchi rischiano il posto per una crisi nata da una cattiva gestione e da una vendita poco chiara.

La Verlicchi, azienda produttrice di telai per veicoli a due e quattro ruote, ha un compratore che ha formalizzato una proposta d'acquisto.
Purtroppo, "le condizioni proposte paiono insufficienti- ha dichiarato Nicola Patelli, della Fiom - "ma comunque degne di essere approfondite senza pregiudiziali". Il 17 novembre è prevista la convocazione del tavolo per la salvaguardia occupazionale presso la Provincia di Bologna con le organizzazioni sindacali e il Gruppo Donati, interessato all'acquisto. Non solo, ma secondo Papignani, segretario regionale della Fiom, ci sarebbero altri potenziali acquirenti interessati all'azienda di Zola Pedrosa.

Ma come siamo arrivati fin qui?
Tutto è partito un paio d'anni fa, da una cattiva gestione dell'azienda da parte di Alessandro Verlicchi. "Il lavoro non è mai mancato. Eppure i clienti ci han messo alla porta. I pagamenti dei nostri stipendi erano sempre in ritardo; poi da un giorno all'altro l'azienda è stata venduta", queste le parole di Cesare Evangelisti, da 11 anni dipendente Verlicchi.
Si stima che a fine 2010 la Verlicchi avesse collezionato 11 milioni di euro di debiti, oltre a importanti perdite di clienti per effetto della crisi del settore dell'automotive. Con un centinaio di lavoratori che non percepivano lo stipendio da circa tre mesi,a febbraio 2011, Alessandro Verlicchi ha “venduto” l'azienda di famiglia per 1 euro a JBF Pontedera Srl, una polisportiva toscana di basket che fa parte del Gruppo Caponi. Allo stesso gruppo facevano capo anche Almec, Industrie Toscane e un'altra azienda produttrice di telai, la Tecnocontrol, con la quale la Verlicchi avrebbe potuto, almeno in linea teorica, unire le forze. In realtà, attraverso la cessione simbolica della Verlicchi alla JBF -una vera e propria società veicolo, una scatola vuota per portare a termine in tempi brevi l'affare, perchè la squadra di basket aveva chiuso i battenti da tempo-, ha preso il via una brutta storia che non ha ancora trovato un epilogo.

L'azienda è finita in mano a una serie di persone dal passato piuttosto dubbio: Mariano Bertelli, ad della polisportiva e vicino al ministro Paolo Romani, è stato condannato per bancarotta nel 2001; Massimo Stella, ad della Tecnocontrol, coinvolto nel 2002 nell'inchiesta sulla frode Eminflex, e Valdemoro Peviani, amministratore delegato proprio della Verlicchi, indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa (oggi a causa dell'affaire Verlicchi, tutti nuovamente indagati per bancarotta fraudolenta per distrazione).

Da febbraio, i lavoratori della Verlicchi si sono ritrovati in una situazione molto ambigua: non solo non riuscivano ad avere incontri col nuovo amministratore delegato, ma in primavera, nel periodo dell'anno in cui la produzione in genere aumenta, tutti loro sono stati lasciati a casa in cassa integrazione. A fabbrica ferma, quando alcuni dipendenti attacchinavano volantini fuori dai cancelli, si sono accorti casualmente di strani movimenti all'interno dell'azienda e hanno amaramente scoperto che la dirigenza aveva dato ordine di smontare i macchinari e di trasferirli. Hanno deciso così di presidiare 24 ore su 24 la Verlicchi, per evitare che venisse smantellata. La resistenza è durata 45 giorni. Il 15 aprile è stata depositata istanza di fallimento e da allora la Verlicchi è in esercizio provvisorio, sotto il curatore Fausto Maroncelli. Solo 30 lavoratori (su 160) lavorano, su turni; gli altri sono a casa, in cassa integrazione. "Abbiamo rimesso in piedi questo posto. Se ci fossero le commesse, ora potremmo essere operativi al 100%", dice Cesare. Appunto, le commesse. La Verlicchi ha sempre annoverato celebri clienti, come Ducati e Bmw.

Ma le commesse sono diminuite, un po' per colpa della crisi di settore e un po' per colpa delle delocalizzazioni, ma non solo. I telai implicano un certo tipo di lavorazione e crash test accurati. "Dal progetto, passa almeno un anno e mezzo prima che venga prodotto il pezzo. Se non si sa se la Verlicchi sta in piedi o no, come fanno i clienti ad affidarci commesse?" Un cane che si morde la coda, insomma. "Comunque, alcuni dei clienti che se n'erano andati sono tornati da noi, segno di una indiscussa e riconosciuta professionalità dei lavoratori".

Il futuro che si prospetta è molto incerto: c'è da trovare un accordo che salvaguardi il sito produttivo e soprattutto i lavoratori della fabbrica.

Debora Volpi

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Cesare Evangelisti, lavoratore Verlicchi e delegato Fiom, ricostruisce la vicenda

Nicola Patelli della segreteria della Fiom commenta le offerte di acquisto

Ottavia, lavoratrice della Verlicchi, racconta la sua vicenda personale e lavorativa

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