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Foxconn, nella fabbrica globale "che annienta la vita"

In un volume curato da Gambino e Sacchetto, il viaggio nella fabbrica-dormitorio che produce smartphone, sfruttamento e suicidi.


di Alessandro Albana
Categorie: Lavoro, Società, Economia
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La Foxconn è l'azienda di produzione di smartphone, tablet e console più grande al mondo. A Shenzhen, in Cina, ha sede il suo stabilimento più importante. In quella che si presenta come una fabbrica-dormitorio che ha le dimensioni di "una media città europea", lavorano centinaia di migliaia di persone, a ritmi frenetici e in condizioni proibitive. Questo pomeriggio Connessioni Precarie presenta "Nella fabbrica globale. Vite al lavoro e resistenze operaie nei laboratori della Foxconn", il volume curato da Ferruccio Gambino e Devi Sacchetto.

"Operazioni sotto al minuto, turni di lavoro di 12 ore, punizioni monetarie e fisiche". È la realtà della Foxconn, il più grande produttore di smartphone e tablet e terza multinazionale al mondo.

Un milione e 300 mila occupati in una catena di produzione globale che ha stabilto sedi anche in Europa, un "grandissimo subfornitore, per imprese come Apple e Nokia, semisconosciuto al grande pubblico, ma che opera su grandissima scala", come riferisce Devi Sacchetto, che insieme a Ferruccio Gambino ha curato il volume "Nella fabbrica globale. Vite al lavoro e resistenze operaie nei laboratori della Foxconn".

Un'indagine svolta sul campo, un'"inchiesta dal basso" che ha visto i ricercatori penetrare fin dentro gli stabilimenti della Foxconn. Anche a Shenzhen, in Cina, dove "studenti e studentesse si sono fatti assumere" in quello che Sacchetto definisice "un sistema semimilitare".

Lavoratori giovanissmi, in gran parte tra i 17 e i 25-26 anni. Tra i 350 e i 400 mila solo a Shenzhen, dove tra il 2010 e il 2011 si è registrata un'impressionante serie di suicidi. E dove si è provveduto a risolvere la questione vincolando i nuovi assunti all'impegno - certificato, quindi ufficiale - di non togliersi la vita all'interno dello stabilimento.
Negli stabilimenti Foxconn non c'è demarcazione tra la vita e il lavoro, e insieme a loro produzione e riproduzione capitalistica si confondono e si fanno inseparabili.

La ricerca entra dentro i luoghi della produzione capitalistica con un metodo che, nelle parole di Devi Sacchetto "ci indica la ripresa di una inchiesta dal basso di cui forse si farebbe bene a tenere conto anche in Italia", tanto più se quanto si registra alla Foxconn "avviene non solo in Cina, ma anche in Europa, in particolare in Repubblica Ceca e Turchia; un modello di bassi salari e dei lunghi orari di lavoro che sta arrivando velocemente anche in Europa"

Il modello Foxconn si presenta allora come il laboratorio in cui i tempi di produzione e riproduzione "si comprimono" per diventare quanto più veloci possibile. E non trattandosi di un'esperienza circoscritta, ma piuttosto intimamente legata ai presupposti - e agli obiettivi - dello sviluppo capitalistico, resta da capire se e quanto il modello "sia stato recepito anche in occidente, e in particolare nei Paesi europei. Io credo che dovremmo chiederci se questo sistema ci possa garantire un futuro decente".


Ascolta l'intervista a Devi Sacchetto

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