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Fosse Ardeatine, 70 anni fa la strage

Il 24 marzo 1944 335 italiani furono trucidati per rappresaglia


di Francesco Ditaranto
Categorie: Storia
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La strage delle Fosse Ardeatine, a Roma,  è uno dei crimini nazisti che più hanno segnato il nostro paese. Per Luca Alessandrini, direttore dell'istituto Parri, fu "un tipico esempio di azione terroristica"

Orrore. E' questo l'unico sentimento che suscita l'idea stessa dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Ogni tedesco morto nell'attentato del giorno prima in via Rasella, doveva essere vendicato con il sacrificio di 10 italiani. Gli ordini venivano direttamente da Berlino. Roma, la capitale del paese che aveva tradito doveva essere colpita con ferocia. Poco importa se i morti tedeschi erano 33 e gli italiani sacrificati furono 335.

Furono rastrellati tutti i detenuti politici, settantacinque  ebrei e alcuni criminali comuni. I prigionieri furono portati alla Fosse Ardeatine, gli furono legati i polsi con del filo di ferro, e furono giustiziati con un colpo alla testa. I corpi si ammassavano e i vivi. in ginocchio, venivano freddati sui morti. Fu una strage che durò parecchie ore. Tutti, anche gli ufficiali, furono impegnati nelle "operazioni". Soltanto un soldato tedesco, poi rimosso dall'incarico, si rifiuto di prendere parte al massacro. Quando il lavoro fu terminato, i nazisti fecero saltare gli ingressi. La rappresaglia doveva essere feroce, ma l'orrore doveva rimanere lontano dagli occhi.

"Fu una tipica azione terroristica dell'esercito di occupazione in Italia" afferma Luca Alessandrini, direttore dell'Istituto Parri di Bologna. "Bisognava -continua Alessandrini- colpire con durezza una città vissuta come ostile e troppo vicina ai partigiani. Gli Italiani avevano tradito."

Capita ciclicamente, ed è successo anche oggi, che si tenti di assimilare la violenza dell'occupante alle azioni della Resistenza, riassumendo tutto in un vago richiamo alla tragedia umana della guerra. Spesso, si ha la tendenza a considerare le Fosse Ardeatine come la naturale conseguenza dell'azione partigiana in via Rasella. E' evidente che quella strage fu una conseguenza dell'attentato, ma questa affermazione pone un altro interrogativo. Cosa avrebbero dovuto fare i romani? Aspettare che l'occupante, che considerava gil italiani traditori, e che si era già abbandonato in tutto il paese a crimini arbitrari, se ne andasse sua sponte? E' fondamentale ricordare, come sottolinea anche Alessandrini, che solo attraverso la Resistenza, l'Italia, sconfitta e umiliata, potè costruire una sua democrazia libera dall'occupazione straniera.
 


Ascolta l'intervista a Luca Alessandrini

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