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Fine Piano Freddo: "Quanto, per risolvere nulla, viene speso?"

Da domani 400 persone non avranno più accesso ai dormitori.


di Alessandro Albana
Categorie: Movimento, Migranti, Casa
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Oggi finisce il Piano Freddo e gli ospiti dei dormitori bolognesi saranno costretti a lasciare i loro posti letto e trovare una soluzione alternativa per la notte. Molti hanno trovato una sistemazione di fortuna alla stazione centrale. Con la fine del Piano Freddo a essere a rischio saranno anche i posti di lavoro nelle cooperative che hanno gestito i dormitori durante i mesi invernali.

Alla fine è arrivata, puntuale con la fine di marzo, la fine del Piano Freddo. Nonostante nelle ultime settimane si sia tentato da più parti di scongiurare la chiusura degli accessi nei dormitori pubblici – con presidi, manifestazioni, missive inviate ai più importanti esponenti delle istituzioni locali, da Bonaccini alla Frascaroli – da domani per 400 persone, se vivere non era già semplice, non lo sarà neanche dormire.

Lungi dal rappresentare la soluzione a una precarizzazione diffusa delle condizioni di vita, l’accesso ai dormitori ha permesso comunque a molti – famiglie, rifugiati, richiedenti asilo – di trovare almeno un tetto solo al quale dormire. Con la fine del Piano Freddo, questo non sarà più possibile.

Ma le questioni che la chiusura del Piano apre sono diverse. C’è, anzitutto, da capire che fine faranno gli ospiti dei dormitori.  “Succederà che circa 400 persone verranno messe per strada, persone in una reale difficoltà. abitativa, dalle famiglie ai rifugiati – rivela Giorgio Simbola di Asia-Usbla stazione è già zeppa di gente”.

Se il dramma sociale di 400 persone lasciate in mezzo a una strada non bastasse, quello che rileva, ancora, è la gestione del Piano Freddo, meccanismo di – oramai consueto – intervento emergenziale su fatti sociali che, a differenza del freddo invernale, non hanno scadenza. Accusa Simbola: “dire che gli esseri umani hanno bisogno di un alloggio soltanto durante i mesi del Piano Freddo è ridicolo”.

Quindi, se da un lato, “tantissimi rifugiati, anche richiedenti asilo, una volta effettuate le formalità vengono sistemati nel Piano Freddo”, dall’altro, e più in generale, “il Piano Freddo ormai è una scusina per cercare di non rendere espolosivi durante i mesi invernali problemi che avrebbero necessità di ben altri interventi”.

Quello che rileva, ancora, è come il meccanismo dell’accoglienza/solidarietà a tempo determinato abbia drenato risorse pubbliche per nascondere sotto al tappeto la polvere dell’ennesimo dramma sociale, ma di strumenti di contrasto alla povertà – e di rispetto della dignità – non ne abbia messo in campo che l’annuncio. E quindi  “Quanto – chiede Simbola – per risolvere niente viene speso?”.

A rendere la vicenda ancora più critica c’è poi l’incertezza sul futuro dei lavoratori delle cooperative impiegati nei dormitori. Rimane quindi ancora da capire cosa “la cessazione del Piano Freddo comporterà per i lavoratori, che probabilmente verranno il loro orario ridotto o saranno addirittura mandati a casa”.


Ascolta l'intervista a Giorgio Simbola

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