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Fiducia Italicum, se a cambiare è la democrazia

Il voto alle 15. Spaccata la minoranza Dem. Alessandrini: "quale spazio per una dialettica democratica?".


di Alessandro Albana
Categorie: Politica
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Alla Camera iniziano le procedure di voto per la fiducia all'Italicum. L'opposizione Dem, dopo un incontro di oltre quattro ore, si rivela ancora una volta spaccata. Il giudizio di Luca Alessandrini: "questo Italicum non ha nulla a che vedere con la democrazia così come la conosciamo".

Che Renzi e il suo governo tirassero dritti sulla fiducia all'Italicum, era cosa prevedibile. Che la minoranza Pd si dimenasse per contestare per poi spaccarsi e - vedremo in quanti lo faranno - tornare sui propri passi, pure.
Forse non ci si aspettava tanta tronfia sicurezza di sè da parte del premier - "La camera ha il diritto di mandarmi a casa, la fiducia serve a questo", ha dichiarato -, ma a ben pensarci, forse anche questo era ampiamente pronosticabile.

Intorno alle 15 l'Aula di Montecitorio è chiamata a votare la fiducia sull'Italicum, la riforma elettorale su cui l'esecutivo e il suo capitano Matteo Renzi si giocano il tutto per tutto. Più che una partita sui contenuti, pare di capire, questa sarà un prova di forza, l'atto ultimo di un percorso che ha portato un uomo solo, sempre più solo e sempre più al comando.

Leggi elettorali come l'Italicum - con un simile impianto maggioritario e con la pregiudiziale della questione - hanno pochi precedenti. "Nella storia d'Italia, leggi maggioritarie così marcate ce ne sono state soltanto due - spiega infatti il direttore dell'Istituto Parri, Luca Alessandrini - la legge Truffa del 1953 e la legge Acerbo del 1923". La prima "prevedeva che il 50% dei consensi desse il 65% dei seggi alla lista di maggioranza" - e richiedeva unque una maggioranza più ampia del 40% previsto dall'Italicum per ottenere il premio di maggioranza -, la seconda ha invece segnato il passaggio definitivo del governo fascista alla dittatura.

Sui contenuti della riforma e sulla fiducia molte sono state le polemiche e i musi storti, ma secondo Alessandrini "nè un particolare tipo di legge maggioritaria nè il ricorso alla fiducia sono in sè scandalose. Ciò che è scandaloso e che segna un passaggio di fase molto grave è una serie di fattori: apporre la fiducia su una legge elettorale, una legge maggioritaria estrema, una stagione politica in cui sono diminuite di peso e di importanza tutte le forme dei corpi sociali intermedi.

Secondo un copione già noto, la variopinta minoranza Dem si è levata in coro contro l'Italicum e il ricorso alla fiducia, salvo poi tornare, zoppicante, sui suoi passi. Dopo un incontro di più di quattro ore la minoranza interna al Pd ha di fatto registrato le differenze inconciliabili del fronte: c'è chi voterà sì (Damiano), chi si asterrà (Bersani), chi votera contro (Speranza) e chi deciderà all'ultimo (Cuperlo). "C'è un problema enorme della politica italiana, della sinistra italiana, e infine della minoranza Pd - riflette Alessandrini - Renzi può fare ciò che vuole perchè sa benissimo che la sua opposizione interna e quelle esterne al Pd sono totalmente incapaci di unirsi attorno a un'idea unica di opposizione al disegno di Renzi".

"Dal punto di vista formale non v'è dubbio che questo Italicum non ha nulla a che vedere con la democrazia così come la conosciamo - conclude Alessandrini - ci si chiede dove rimane spazio per una dialettica democratica e soprattutto per le voci che si levano dalla società". E mentre si attendono gli esiti del voto di fiducia, si cerca una risposta che difficilmente si troverà.


Ascolta l'intervista a Luca Alessandrini

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