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Festività nazionali, i lavoratori possono stare a casa

La Cassazione stabilisce che durante le festività nazionale non è obbligatorio lavorare.


di redazione
Categorie: Lavoro
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Una sentenza della Cassazione smonta un pezzo delle liberalizzazioni di Monti sugli orari degli esercizi commerciali: i lavoratori non possono essere costretti a lavorare durante le 11 festività nazionali. Paga garantita e niente sanzioni. Esultano i sindacati, che invitano i lavoratori a stare a casa l'1 novembre e l'8 dicembre.

Continua la battaglia sugli orari degli esercizi commerciali dopo la liberalizzazione selvaggia del governo Monti, che nel 2011 approvò una deregulation totale sulle aperture dei punti vendita.
A registrare una piccola ma importante vittoria, questa volta, sono stati i sindacati, che da tempo si oppongono alla misura, preferendo la precedente pianificazione delle aperture su scala provinciale.
La Cassazione, con la sentenza 16592/2015, ha infatti stabilito che il lavoro durante le 11 festività nazionali può essere svolto solo previo accordo coi lavoratori e che, quindi, l'azienda non può obbligarli a lavorare a Natale, Pasqua, 25 aprile e durante le altre ricorrenze.

Esultano i sindacati, che per le imminenti festività del 1° novembre e 8 dicembre invitano i lavoratori ad astenersi dal lavoro. Ciò sarà possibile senza la proclamazione degli scioperi, che negli anni scorsi erano stati utilizzati proprio per garantire una copertura ai lavoratori del commercio durante ricorrenze particolari, come il Natale o la Festa del 1° maggio.
"I lavoratori possono stare a casa durante le festività nazionali senza incorrere in sanzioni - spiega ai nostri microfoni Veronica Tagliati, segretario regionale della Filcams Cgil - Le aziende devono ottenere il consenso del lavoratore prima di metterlo in turno".

Tagliati precisa che la sentenza non riguarda il lavoro domenicale, per il quali continua la battaglia sindacale.
In Parlamento, in questi ultimi mesi, si stava discutendo una modifica alle liberalizzazioni del governo Monti, che prevedevano il ritorno ad una programmazione su base locale, per la quale però serve l'assenso delle associazioni datoriali, e il riposo per 6 feste nazionali. La sentenza della Cassazione, però, supera e scavalca quest'ultima ipotesi, dando ai lavoratori di trascorrere a casa le giornate di festa nazionale.
"Qualora le aziende tentino una forzatura - mette le mani avanti Tagliati - noi siamo pronti a tutelare i lavoratori e spiegare loro quali spazi consente la legge".


Ascolta l'intervista a Veronica Tagliati

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