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Femicidio: prevenzione, non inasprimento delle pene

I centri antiviolenza accolgono con favore l'idea della ministra per le Pari Opportunità Josefa Idem.


di Alessandro Canella
Categorie: Donne, Giustizia
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"Finalmente ha fatto breccia". La Casa delle Donne di Bologna plaude alla ministra Idem che ha sollevato la questione del femicidio ed ha proposto una task force sul tema. Le parole d'ordine, però, non devono essere giustizialiste, ma puntare a prevenzione, assistenza e formazione.

"Siamo molto contente che finalmente il tema del femicidio abbia fatto breccia a livello nazionale". Angela Romanin, vicepresidente della Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna non nasconde la propria soddisfazione per il fatto che in Italia si sia cominciato a parlare apertamente del fenomeno dei femicidi, gli omicidi delle donne in quanto donne. "Ora occorre che dalle parole si passi ai fatti, a misure concrete".
L'idea di una task force che lavori sul tema, proposta dalla neo-ministra alle Pari Opportunità, Josefa Idem, è piaciuta a chi ogni giorno accoglie donne colpite da violenza di genere. "È quello che chiediamo da diversi anni - racconta Romanin - Un piano nazionale sul tema della violenza alle donne era stato già predisposto dalla ministra Carfagna, ma non era stato attuato".

Oltre al piano nazionale, per la vicepresidente della Casa delle Donne è urgente che venga istituito un osservatorio che studi il fenomeno in Italia. Fino ad oggi, l'unica indagine compiuta in materia è proprio quella del centro antiviolenza bolognese, che censisce il numero di donne uccise nell'arco dell'anno. "Finora il ministero degli Interni non ha fornito dati disaggregati che permettessero di comprendere il fenomeno".
Cautela, invece, su possibili interventi in materia legislativa: "I centri antiviolenza sono da sempre contrari a misure che riguardino solo l'inasprimento delle pene", osserva Romanin, secondo cui ciò che serve è prevenzione a vari livelli e formazione.
"Le leggi attuali permettono già di intervenire, ad esempio con le aggravanti della premeditazione o dei motivi futili, ma ciò non viene applicato quasi mai ai femicidi".

Il governo italiano dovrebbe subito ratificare la Convenzione di Istanbul del 2011, approvata dal Consiglio d'Europa, che già fornisce in modo chiaro agli Stati gli strumenti per contrastare il fenomeno della violenza.
La prima parola chiave, dunque, è prevenzione intesa a tutti i livelli. "Non si deve intendere solo come sensibilizzazione - spiega Romanin - ma anche a livello secondario, ovvero intervenire per fare emergere la violenza dove c'è già, e anche la prevenzione terziaria, cioè offrire alle donne un aiuto adeguato e impedire la recidiva".
Inoltre devono essere moltiplicati gli interventi di formazione rivolti agli addetti al settore. A Bologna, in particolare, sono stati già svolti progetti che prevedono la formazione delle forze dell'ordine, per metterli in possesso delle conoscenze e delle competenze necessarie per intervenire quando una donna subisce violenza.


Ascolta l'intervista ad Angela Romanin

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