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Femicidio di Sara, "ma quali passanti, le mancanze sono del sistema di protezione"

Il commento di Angela Romanin della Casa delle Donne di Bologna, che punta il dito contro il sistema di protezione.


di redazione
Categorie: Donne
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Il femicidio di Sara Di Pietrantonio, la ragazza di 22 anni il cui corpo semicarbonizzato è stato ritrovato nella notte di sabato a Roma, non è un caso isolato. Secondo le stime della Casa delle Donne di Bologna, mediamente si registra un caso di femicidio ogni tre giorni. E la colpa non è dei passanti che non intervengono. La colpa è dell'omicida, e della nostra cultura che legittima la violenza.

Il femicidio di Sara di Pietrantonio, compiuto dall'ex fidanzato nella notte di sabato, è stato ampiamente discusso negli ultimi giorni. Uno dei temi principali della dibattito è la ricerca di un colpevole. E se l'omicida è presto risultato essere l'ex fidanzato della ragazza, sono stati in molti a sostenere che si sarebbe potuta evitare la morte della giovane se le due auto che sono passate vicino al luogo del femicidio fossero intervenute o avessero allertato i soccorsi.

“La stampa – commenta Angela Romanin della Casa delle Donne di Bologna – si concentra soprattutto sui passanti che non sono intervenuti. Ma quanti atti ha compiuto quell'uomo prima riuscire ad arrivare all'intento che si proponeva? Penso che sia il sistema di protezione a non aver funzionato. È inutile puntare il dito contro gli ignoti che sono passati di lì e magari non si sono resi conto della situazione. Ovviamente è giustissimo che ci sia un allarme sociale, e le persone dovrebbero intervenire molto di più. Ma il punto è che la responsabilità della violenza è di chi la agisce. Sono le istituzioni e le persone che stanno intorno a una persona così crudele che lo dovrebbero fermare”.

Ma se il femicidio di Sara è stato così crudele ed efferato da meritare i titoli di tutti i giornali per giorni, non è possibile dimenticare che la violenza contro le donne è un argomento quotidiano, non un caso isolato. “In base alle nostre ricerche – racconta Angela Romanin – viene uccisa circa una donna ogni tre giorni. Ma siamo quasi certe che questo dato sia sottostimato. Un numero enorme se si pensa che sono tutti casi che avrebbero potuto essere evitati, essendo l'esito di un lungo percorso di maltrattamenti. È una grande mancanza da parte dello Stato italiano, un grande fallimento del sistema di protezione”.

Ma come cambiare questi dati? Cosa dovrebbe cambiare perché morti come quella di Sara non fossero più all'ordine del giorno? Secondo Angela Romanin quello che ci vorrebbe è un cambiamento della cultura che legittima la violenza. “Siamo impregnati di una cultura che ci fa negare, minimizzare o psicologizzare la violenza, cercando sempre una spiegazione. Ma l'unica spiegazione è la volontà di opprimere e dominare la vittima. Per questo si parla di ruota del potere e del controllo. Ci sono dei meccanismi che creano una spirale dentro cui la donna rimane completamente intrappolata. Rompere questa spirale di violenza è compito di tutti non deve essere compito solo della donna, o della legge. È facile indignarsi perché una donna è stata bruciata viva – conclude Romanin – ma noi dovremmo fare altrettanto quando sentiamo la vicina di casa gridare, o la vediamo zoppicare il giorno dopo”.

Anna Uras


Ascolta l'intervista ad Angela Romanin

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