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Fecondazione eterologa: il colpo di grazia alla Legge 40

La sentenza della Corte Costituzionale sui divieti della Legge 40 sulla fecondazione eterologa.


di Alessandro Canella
Categorie: Sanità
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La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma della legge 40 che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta. Le legge del governo Berlusconi ha subìto già oltre 20 bocciature nei tribunali. Melega: "È la giusta fine di una legge iniqua ed ideologica. Ora le norme le scrivano i professionisti, non il Vaticano".

È arrivata oggi la sentenza della Corte Costituzionale sulla norma della Legge 40 sulla fecondazione assistita che vieta la fecondazione eterologa. La Corte ha quindi affermato che in caso di infertilità assoluta cadono i divieti sanciti dalla legge di fare ricorso ad un donatore di ovuli o spermatozooi esterni alla coppia.
La sentenza dà quindi più di una speranza alle 4mila coppie italiane che che ogni anno si rivolgono a strutture mediche fuori dal Paese, alimentando così il turismo per la fecondazione.

La pronuncia odierna della Corte Costituzionale non è che l'ultimo colpo dato alla Legge 40 nelle aule di tribunale. Sono stati infatti 29 gli interventi dei tribunali con almeno venti bocciature e la riscrittura di alcune sue parti. Tra le norme cancellate dai giudici ci sono il divieto di produzione di più di tre embrioni, l'obbligo di contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti, il divieto di diagnosi preimpianto, quello di divieto di accesso alle coppie fertili ma portatrici di patologie genetiche e il divieto di eterologa, cancellato quest'oggi.

"È la fine giusta di una legge iniqua e ideologica" commenta ai nostri microfoni il ginecologo ed ostetrico Corrado Melega, secondo il quale la bocciatura era auspicabile ed attesa da tempo e va, di fatto, a cancellare una legge di cui oggi non resta praticamente più nulla.
Melega commenta anche le dichiarazioni del ministro alla Sanità Beatrice Lorenzin, secondo la quale ora spetta al Parlamento discutere in materia. "Il Parlamento non può mettere in discussione una sentenza della Corte Costituzionale - osserva Melega - Quello che serve oggi, più di una vera e propria legge, è una serie di norme chiare e snelle che regolino la fecondazione e limitino le bizzarrie".

Per il ginecologo va però evitato il metodo che portò alla scrittura della Legge 40, definita "una legge ideologica, di stampo cattolico integralista". Il giusto percorso da seguire oggi, dopo l'ennesima e definitiva bocciatura, è quello "di consultare i tanti professionisti presenti in Italia, sia nel settore pubblico che in quello privato, che sul tema della fecondazioni hanno maturato competenze ed eccellenze fin dagli anni '80, subito dopo l'Inghilterra".


Ascolta l'intervista a Corrado Melega

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