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Fare la rivoluzione mangiando: il libro di Genuino Clandestino


di Mariagrazia Salvador
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Che cosa è rimasto del biologico? A livello globale sembra ormai essere diventato solo un marchio, uno strumento per fare soldi facili. Vedo "bio", mi fido, compro. E noi, come consumatori, quanto possiamo cambiare l'agricoltura e la nostra vita rivoluzionando la nostra idea di produzione del cibo?

La fiducia che diamo a un alimento è spesso mal riposta. La produzione "bio" è passata da un ideale in cui nella piccola fattoria, nel terreno di dimensioni non troppo espanse, si coltivava e si allevava nel rispetto della terra, degli animali, dell'ambiente e del lavoro delle persone, a una produzione di massa, intensiva. D'altronde non c'è da sorprendersi, la domanda è aumentata vertiginosamente, di conseguenza era impossibile che il modello del "piccolo" potesse sostenerla. E quindi ci ritroviamo con bio dappertutto, dal discount al supermercato chic, che però spesso non ha niente a che vedere con un prodotto "genuino". Ma cosa sappiamo di questi prodotti?
Il lavoro del contadino è forse uno dei più sottopagati e svalutati. Quando acquistiamo pesche che al kg costano meno di un euro, ci rendiamo conto di quanto e di che tipo di lavoro siano il frutto?
Spesso non è così, diamo per scontato che frutta e verdura si possano acquistare di tutti i tipi e a poco prezzo. Però ora vogliamo anche che siano buoni, senza pesticidi chimici, e se possibile non troppo bitorzoluti.

Ci sono realtà in Italia, e a Bologna, che hanno scelto di cercare altre strade, non solo fatte di agricoltura, ma anche di vita, di gesti quotidiani, di relazioni, felici.
Nella nostra città, per esempio, 4 volte a settimana, i mercati di Campi Aperti  vendono i prodotti di un'agricoltura rigorosamente biologica e di piccola scala.
Questa associazione e la rete nazionale Genuino Clandestino  difendono un'agricoltura dimensionata sul lavoro contadino e sull'economia familiare, di filiera corta, legata alla territorialità, alla stagionalità del prodotto e controllata attraverso un sistema di garanzia partecipata. Questo tipo di agricoltura crea un legame tra chi produce e chi consuma, un legame fondamentale per rivoluzionare nel nostro immaginario l'idea di produzione del cibo.

Due fotografi e due scrittrici (Michela Potito, Roberta Borghesi, Michele Lapini e Sara Casna) hanno deciso di tracciare le esperienze di agricoltura contadina di Genuino Clandestino facendone un libro , che uscirà a marzo per Terra Nuova Edizioni .

Michele Lapini , uno dei fotografi, ci ha raccontato di un viaggio che l'ha portato a visitare e documentare 10 realtà "che lottano per l'autodeterminazione alimentare, per creare uno strumento che metta a disposizione del pubblico più ampio possibile tutte le pratiche di Genuino Clandestino".
"Raccontiamo nel libro" continua Michele "di una comunità che non mira esclusivamente al prodotto, ma che contiene al suo interno tutto un sistema di relazioni: la vendita diretta, la certificazione partecipata, l'accesso alla terra. Tutte dinamiche che ovviamente stanno fuori dal bio, che però sono tematiche inerenti all'agricoltura, al vivere in campagna, al resistere ai circuiti della grande distribuzione".

Ascolta il racconto di Michele nel podcast qui sotto:


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