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Facebook: più gattini che notizie e scaricabarile anti-fake news

I cambiamenti annunciati dal social network di Mark Zuckerberg.


di Alessandro Canella
Categorie: Società
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Mark Zuckerberg

In una settimana Facebook ha annunciato due cambiamenti sostanziosi e preoccupanti: da un lato meno visibilità a brand e notizie e più visibilità ai contenuti delle persone, dall'altro il contrasto delle fake news attraverso un meccanismo in cui gli utenti stessi valutano affidabilità e autorevolezza delle testate. L'esperto Pier Luca Santoro: "Scelta scellerata: gioca allo scaricabarile sulle bufale e perde valore penalizzando le notizie".

Facebook, il social network più diffuso e utilizzato al mondo, sta per operare una piccola rivoluzione sulla visibilità dei contenuti. In una sola settimana, il team di Mark Zuckerberg ha annunciato due grandi cambiamenti che sono interconnessi e che stanno destando non poca preoccupazione tra gli esperti. Tra questi, Pier Luca Santoro di Data Media Hub  definisce addirittura "scellerata" la scelta del social network, sia perché cerca di scaricare le proprie responsabilità in modo puerile sul tema delle fake news, sia perché rischia di perdere esso stesso valore a causa del tipo di contenuti che privilegia.

Il primo cambiamento, annunciato una settimana fa, riguarda il "news feed". Zuckerberg ha annunciato di voler rendere meno visibili i contenuti prodotti da brand e news brand, quindi notizie, video e post pubblicati da aziende e testate giornalistiche, in favore dei contenuti prodotti e condivisi dalle persone e dalle loro reti amicali.
In particolare, le notizie rappresenteranno circa il 4% dei contenuti, rispetto a circa il 5% di oggi.
Sintetizzando e banalizzando un po', si potrebbe dire che Facebook dà più spazio a gattini e meme e meno a notizie. "Se Facebook diventasse un luogo dove ci son sempre più meme e gattini rispetto alle notizie perderebbe valore - osserva Santoro - anche dal punto di vista dei ricavi di Facebook stesso, che proporrebbe ai propri inserzionisti un contesto sempre più svilente".

Il secondo cambiamento, se possibile ancor più clamoroso, riguarda l'attendibilità e l'autorevolezza delle notizie. In particolare, visto il crescente fenomeno delle fake news, il social network ha pensato di affidare agli utenti la valutazione dell'affidabilità delle notizie, in modo da stilare una classifica dei media più autorevoli e di quelli che lo sono meno.
"Se funzionasse sarebbe un fantastico esempio di democrazia dal basso - sottolinea Santoro - peccato, però, che le persone condividono soprattutto contenuti su cui sono d'accordo e non necessariamente contenuti attendibili". L'esperto sottolinea i risultati del report di Eldeman diffuso ieri, secondo cui, ad esempio in Italia, il 66% delle persone non è in grado di distinguere tra una notizia reale o una bufala.

"Se a questo aggiungiamo che nel nostro Paese il 60% delle persone legge meno di un libro all'anno, capiamo come lasciare a loro la valutazione dell'attendibilità di una notizia è destinato a diventare un grande fallimento", spiega il project manager di Data Media Hub.
In sostanza, molte delle stesse persone che veicolano e moltiplicano la viralità delle fake news diventerebbero giudici dell'autorevolezza delle testate.

La ragione di questo cambiamento, però, è presto spiegata: "Facebook gioca allo scaricabarile, cercando di mettersi al riparo dai provvedimenti di alcuni Stati, tra cui ad esempio la Germania, che sanzionano la diffusione delle fake news", osserva Santoro.
Secondo l'esperto si tratta di un tentativo estremamente puerile di togliersi un problema di dosso, passando la patata bollente agli utenti.

ASCOLTA L'INTERVISTA A PIER LUCA SANTORO:

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