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Ex Cie, la Cgil: "No al massimo ribasso"

Il sindacato contro il criterio del bando per la gestione del Cara di via Mattei.


di redazione
Categorie: Migranti
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Era un lager e ora si è trasformato in un centro di accoglienza, ma per la gestione dell'ex Cie (ora Cara) di via Mattei la logica è la stessa: appalti al massimo ribasso. Dopo le perplessità del Comune ora arrivano quelle della Cgil.

Se tutti si sono compiaciuti per il superamento del Cie (Centro di Identificazione ed Espulsione) di via Mattei, trasformato in un centro di accoglienza per i rifugiati e richiedenti asilo (Cara), ora nascono perplessità e timori per la sua gestione. La Prefettura, quindi il governo, ha pensato ad una formula che privilegia la gestione più economica, anche se sottocosto, che già in creato problemi in passato, quando a gestire la struttura era il Consorzio L'Oasi che, a causa delle scarsissime risorse, per un periodo non è riuscito a pagare nemmeno i dipendenti, oltre ad offrire servizi che non garantivano ai migranti reclusi i criteri minimi di umanità e dignità.

Oggi la Cgil di Bologna denuncia la situazione che si è determinata attraverso un'affidamento diretto temporaneo fino al 30 settembre ad un consorzio in attesa di un bando di gara definitivo per la gestione dei Centri di accoglienza dei profughi in arrivo nel nostro territorio. Per il sindacato questa decisione di fatto non consentirebbe "la possibilità all'attuale gestore di programmare un'attività nel medio periodo, e nello stesso tempo di ricollocare all'interno i lavoratori dell'ex Cie o parte di essi".
In una nota, la Cgil fa sapere che ha richiesto – fino ad oggi senza esito - un incontro urgente con la Prefettura di Bologna per evidenziare ancora una volta  come il bando di gara per la gestione di tutti i servizi di accoglienza, avendo per oggetto i servizi alla persona, anche in base alla legislazione vigente non debba essere al massimo ribasso.

Per la Camera del Lavoro di Bologna la qualità deve essere un criterio valido per almeno il 60% del totale, quale condizione minima per garantire una gestione del servizio dignitosa, garantire il rispetto del contratto nazionale di lavoro, condizioni di sicurezza necessarie. Oltre a questo, chiede anche che venga inclusa la cosiddetta clausola sociale per permettere ai lavoratori che hanno contribuito a denunciare la situazione dell'ex Cie di Bologna, disoccupati oramai da più di un anno,  di prestare il loro servizio all'interno della nuova realtà.

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