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Vie Festival si apre con Menelao del drammaturgo Davide Carnevali

Fino al 10 marzo Vie Festival invade Bologna, Modena, Carpi, Vignola, Cesena e Castelfranco con imperdibile teatro contemporaneo da tutto il mondo.


di Simona Sagone
Categorie: Teatro
Menelao Foto di Luca Lel Pia

Artisti provenienti da tutto il mondo, dal Sud America fino all'Asia, passando dalll'est Europa, sono in questi giorni nella nostra Regione impegnati in Vie Festival, giunto alla 14° edizione, per potare al pubblico italiano esempi straordinari della migliore sperimentazione linguistica delle arti performative oggi praticata in Italia e all'estero. 

Questa nuova edizione di Vie Festival, la prima sotto la totale direzione artistica di Claudio Longhi, si è aperta venerdì primo marzo a Bologna con il "Menelao" del Teatrino Giullare in Co- Produzione con ERT, scritto da Davide Carnevali, già Premio Histrio 2018 alla drammaturgia, che ha portato in scena una riflessione pregevole sull'insoddisfazione perenne tanto dell'eroe greco Menelao, quanto dell'individuo contemporaneo, oppresso dal desiderio di vedere realizzate le proprie aspirazioni eternamente frustrate.

In scena una brava Giulia dall'Ongaro prima voce di Zeus e Atena rappresentati attraverso pupazzi, poi nei panni di Elena e infine eccellente portatrice di maschera nelle vesti del Rapsodo, insieme a Enrico Deotti, che interpreta, sempre in maschera, lo scialbo e melenso Menelao, comparsa e mai vero eroe tra i protagonisti delle grandi narrazioni classiche.

Alla lettura il testo di Carnevali risulta profondo e al contempo ironico e divertente, brillante nei filosofici dialoghi che si immaginano serrati e incalzanti. La messa in scena di Teatrino Giullare modifica in parte la drammaturgia com'è stata pubblicata nel volume di Luca Sossella editore per ERT, cambiando l'ordine di alcune scene, sopprimendo alcuni dialoghi e battute che forse sono parse di difficile comprensione perchè ricche di riferimenti alla tragedia classica o alla filosofia in un'ottica semplificatoria, come spesso capita, forse con l'intento di non allontanare il più largo pubblico.

La resa scenica è inficiata, più che dai tagli e spostamenti di scene, dalla lentezza della regia e non giova al godimento del bel testo, la mescolanza della tecnica dei pupazzi e burattini con il teatro d'attore.

Tra i punti forti dello spettacolo vi è in primis la scena che vede a letto, in una specie di cassa da morto, Elena e Menelao in cui sono ben studiati i suoni prodotti dal cucchiaino e dalla tazza di lei e dal libro e dalla penna di lui, suoni che fanno da contrappunto perfetto alle parole dell'efficace dialogo tra i due, sollecitato dal dolore di Elena, moglie tanto vagheggiata durante l'assedio di Troia, durato come è noto, ben dieci anni, e ora, ignorata, disprezzata dal depresso Menelao, avaro di parole, incapace di gesti di affetto nei confronti di lei,  proprio perchè Elena è ora presente in carne ed ossa e non più un desiderio da conquistare e per cui impegnare le proprie energie.

Un altro momento ben riuscito della messa in scena è il dialogo dinamico e molto divertente tra Elena e i Ministri di Menelao rappresentati in voce attraverso due cornette del telefono, momento in cui si riesce a cogliere la forte connessione tra la situazione tragica del protagonista Menelao, descritto da Bauman come figlio di una società in cui il mercato tende a tenere aperto l'orizzonte del desiderio, mai soddisfatto, e l'uomo contemporaneo, stritolato dalle responsabilità personali e lavorative, spinto dal marketing a desiderare di possedere oggetti, beni di lusso e tecnologici senza giungere mai ad un appagamento, eterno deluso dal proprio personaggio reale, rispetto al personaggio ideale che si vorrebbe essere.

La terza scena interessante della pièce, in prima assoluta in questi giorni all'Arena del Sole, è quella che vede Dall'Ongaro protagonista, in maschera, come Rapsodo (forse Omero?), mentre tenta di spiegare a Menelao che non potrà mai essere veramente protagonista di una storia di successo, perchè condannato ad essere insignificante personaggio di contorno nelle vicende della grande storia dell'epica greca. Menelao non ha mai combattuto nella guerra di Troia, ne è stato spettatore mentre si struggeva d'amore per la bella moglie rapita, nella cui riconquista si è esaurito tutto il suo slancio vitale. Dall'Ongaro risulta molto brava nel portare la maschera amplificando i gesti e rendendo espressivo ogni movimento e portandolo a un livello più alto della recitazione senza maschera. Meno capace di dare valore alla recitazione in maschera è risulato Deotti, che ha agito in maschera come se non l'avesse, rendendone inutile l'utilizzo.

Se parzialmente riuscita risulta l'apparizione, sotto forma di pupazzi delle tre erinni che disturbano il sonno dell'inquieto Menelao, troppo lenta e noiosa è la scena muta delle tre parche, sempre giocata attarverso burattini. Noiosa e statica è anche la scena iniziale con il pupazzo- statua di Zeus e il burattino di Atena che esce come un tumore dalla testa del padre ed in generale quasi tutti i momenti di impiego di pupazzi provocano un rallentamento della narrazione e fanno calare la tensione.

Su tutto troneggia il testo di Carnevali che potrà essere oggetto di altre riletture sceniche e che è già, nei fatti,  la vera prima narrazione che vede protagonista Menelao proprio in quanto antieroe e sconfitto sia dalla società dell'antica grecia, mai sazia di gesti eroici, che della società contemporanea che non ammette agli onori delle cronache chi non ha il coraggio di vivere sempre sulla cresta dell'onda.

Il festival prosegue fino al 10 marzo con un programma ricchissimo di appuntamenti in tanti teatri di ERT in Regione con il meglio della produzione mondiale selezionata dal direttore Longhi.

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