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Spettacolo troppo perbene per un Porcile

Arriva all'Arena del Sole "Porcile" di Pasolini per la regia di Valerio Binasco prodotto dal Metastasio di Prato e dallo Stabile del Friuli Venezia Giulia


di Simona Sagone
Categorie: teatro
Porcile Valerio Binasco

Se vai a vedere un testo di Pasolini non ti aspetti una scenografia per un Cechov né uno spettacolo patinato e perbenista. Valerio Binasco non ha voluto turbare gli animi degli spettatori lasciando ogni traccia del dramma pasoliniano fuori scena.

Lo spettacolo presentato in questi giorni all'Arena del Sole, basato sul testo di Pasolini, sembra non aver trovato una chiave unitaria, è un insieme di stili recitativi che, come risultante, depotenzia il portato di critica sociale e storica di "Porcile".

Del testo pasoliniano, Binasco sceglie solo il primo episodio legato alla storia del giovane Julian soffocato dal conformismo della propria famiglia nella Germania degli anni '60.

Francesco Borghi, che interpreta il giovane Julian, ha trovato una caratterizzazione insopportabile del proprio  personaggio,  assegnandogli una erre moscia esageratamente caricata e un tormento interiore che si estrinseca in modalità più consone alla messa in scena di "Delitto e Castigo" che di Pasolini.

Elisa Cecilia Langone, interprete della giovane Ida, innamorata, non ricambiata, di Julian, oscilla tra una vispa Teresa e una sessantottina troppo scosciata e piagnucolante per sembrare davvero una "femmina maschio" capace di andare a pisciare sul muro di Berlino con gli altri giovani borghesi rivoluzionari.

Gli straordinari Mauro Malinverno e Valentina Banci, rispettivamente made e padre di Julian, hanno deliziosamente creato delle caratterizzazioni dei propri personaggi in stile espressionista così come il magnate Hans Guenther, ovvero Franco Ravera, dando al pubblico momenti di grande divertimento che tuttavia  mal si amalgamano in un quadro complessivo che appare sempre fuori asse. Per quanto risulti divertente l'interpretazione dei tre personaggi adulti, si percepisce che l'esagerazione comica consente alla regia di sorvolare sulla connivenza col nazismo del padre di Julian e sul pesante crimine di Guenther che rubava denti d'oro dai cadaveri degli ebrei nei campi.

II contadino Maracchione, interpretato da Fabio Mascagni, insieme al mediatore tutto fare (Fulvio Cautruccio), portano una nota di verismo, arricchendo il guazzabuglio stilistico della pièce. Infine il servitore di casa, ruolo sostenuto da Pietro d'Elia, gioca la sua performance in chiave da commedia leggera. 

Il regista fa muovere ogni personaggio su un proprio  binario condendo l'insalata preparata con un sentore di tragedia greca facendo sì che tutte le azioni spiacevoli, disdicevoli, si svolgano fuori scena, lasciando che qualche messo vi accenni in modo vago.

Il pubblico viene distratto a tratti  grazie al gioco attoriale e non segue più la trama tesuale, perde i riferimenti al disfacimento della società cui Pasolini faceva riferimento nel suo film come nei suoi scritti, alle colpe dei padri che ricadono sui figli i quali commettono a propria volta azioni inaccettabili, ingiustificabili da parte di una società profondamente borghese.  

L'accoppiamento di Julian con i maiali avviene in un altrove lontano, laggiù, nello sprofondo, dove nemmeno i contadini vanno spesso, nessuno piangerá sul corpo di Julian, completamente divorato dagli animali, come nessuno ha potuto seppellire gli internati nei campi finiti in cenere nei forni. 

Al termine dello spettacolo resta nella mente solo la bravura degli attori più navigati e la loro capacità di tenere su uno spettacolo che voleva navigare in acque poco profonde per non dispiacere, o per non scandalizzare nessun abbonato dei teatri toccati dalla tournée. 

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