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"E vo gridando: pace!" Debutta il Simon Boccanegra diretto da Andriy Yurkevych

Al Teatro Comunale prima del Simon Boccanegra riallestimento della regia di Giorgio Gallione del 2007


di Simona Sagone
Categorie: Teatro
Simon Boccanegra
Simon Boccanegra credit Rocco Casaluci

Il Simon Boccanegra di Verdi, invito alla concordia tra opposte fazioni politiche, debutta al Teatro Comunale, a poche ore dall'attacco in Siria di Stati Uniti, Regno Unito e Francia.

Spettacolo equilibrato, composto nell'uso delle voci, quello andato in scena al Comunale per il riallestimento del Simon Boccanegra di Gallione, in cui domina, grande protagonista, la città di Genova evocata attraverso la bicromia delle pietre delle sue più importanti architetture ed il mare che aiuta, insieme alla saggezza del Boccanegra, a disinnescare il conflitto fratricida tra patrizi e plebei con le scuri in pugno.

Nel Boccanegra Verdi trasforma l'opera in dramma musicale in cui le arie, tradizionalmente intese, sono quasi assenti, mentre abbondano i recitativi e si ha una continuità drammatica importante, senza nette divisioni in scene, in cui l'unità scenica è l'intero atto.

La struttura del Boccanegra fa sì che i cantanti non abbiano a disposizione ampie melodie in cui far sfoggio di bravura inseguendo inarrivabili altezze o attraverso vocalizzi acrobatici, ma debbano piuttosto lavorare sulla recitazione, sul canto sillabico che mise in difficoltà serie i primi esecutori della versione del 1857.Verdi invocava dai cantanti la naturalezza così da rendere la continuità del dramma attraverso una recitazione verisimile.

I solisti nel cast di questo allestimento hanno, a mio modesto avviso, reso giustizia alle volontà del Maestro, con misura e professionalità. Hanno messo le loro straodinarie doti canore a servizio di uno spettacolo dal quale deve emergere il messaggio politico di concordia, di mediazione, di pace, che a Verdi nel 1881, anno del debutto della profonda revisione del Boccanegra, premeva far arrivare agli Italiani d'allora, in un'Italia da poco unita, ove forti erano i regionalismi ed in parlamento sembrava reale il rischio di arrivare ad uno strappo tra il nord industriale e il sud prevalentemente agrario.

Il prologo incanta con il suo ritmo serrato e la ricchezza di avvenimenti che si susseguono, pur nel generale clima musicale cupo dai toni sommessi.  Il baritono uruguiano Dario Solari  nei panni del corsaro Boccanegra è intenso, convincente, sia nel movimento corporeo che nella voce che opportunamente dosa senza mai essere eccessivo e senza mai uscire dal personaggio verdiano, inizialmente ritroso ad accettare la carica di nuovo abate del popolo e poi capace reggitore della città. Eccellente Michele Perusi , interprete di Jacopo Fiesco, solenne e dolente quando apprende la morte della figlia Maria, capace di lasciare l'uditorio senza fiato per  la profondità e la delicatezza delle sue note più gravi. Perfetto il coro fuori scena nel cantare "è morta", delicato e commosso, arriva dritto al cuore. Non c'è tregua agli eventi, al lutto segue immediata l'acclamazione a nuovo doge di Simon, fisicamente issato dal popolo all'altezza della nuova carica.

Unici nei di un prologo avvincente è  da un lato il panneggio nero con un enorme angelo a rappresentare al contempo l'ingresso della casa di Fiesco in cui penetra, non veduto, Simon, e la morte/ bara dell'amata Maria e dall'altro le giacche militari di pelle nera di Boccanegra, Paolo e Pietro, assolutamente fuori stile, per quanto apprezzabili in altro contesto. Sia detto per innciso, è Gallione a sottolineare, nelle note di regia, di non aver voluto fare modernizzazioni nè di aver inserito anacronismi, intendendo fare un lavoro rispettoso delle indicazioni Verdiane e dei librettisti Pieve e Boito, mentre molti costumi, oltre i già citati, specie quelli di Amelia e di alcune contadine, appaiono piuttosto di foggia rinascimentale che trecentesca, anche se non sono un'esperta storica del costume.

Il primo atto, che scenicamente rappresenta eventi che si svolgono 25 anni dopo quelli del prologo, è luminoso al principio quando, al posto del fondale con la splendida veduta di Genova, realizzata dallo scenografo Fiorato, presente nel prologo, appare un cielo quasi azzurro, sul farsi del giorno sul mare e, sulle rive di quel mare, canta Amelia (il soprano Yolanda Auyanet), in trepida attesa dell'amato Gabriele Adorno (il tenore Stefan Pop ). Il momento iniziale di solitudine di Amelia è perfettamente legato al duetto con Adorno e non ha soluzione di continutità fino all'agnizione con il padre, Simon Boccanegra.  Se la voce della spagnola Auyanet è capace di ricamare differenti sentimenti, l'artista ha difficoltà a lavorare sulla fisicità del personaggio, con un corpo poco partecipe a tutto quello che la voce sa esprimere, specie nel duetto con Pop, mentre il carisma di Solari riesce in qualche modo a trascinarla anche fisicamente in un reale abbraccio paterno.

Dopo un breve intervallo, la scena, dalla dimora dei Grimaldi, torna, secondo didascalia, nella Sala del Gran Consiglio, che Gallione ha rappresentato come se avvenisse in Campo Pisano, di cui ha riprodotto il sagrato in ciottoli di mare bicromi: la piazza dove i genovesi hanno sepolto in una fossa comune i pisani caduti al termine di una battaglia tra le due Repubbliche marinare, così da poterli eternamente calpestare.  A sinistra della scena compare una scalinata che ricorda quella indimenticabile del Duomo di Genova, anch'essa con un gioco di bicromia nei gradini bianchi e neri alternati e il corrimano in ferro molto simile a quello della scena.

La scenografia indubbiamente aiuta a dare una grande forza alla scena già di per sè intensa con il clamore e le grida del popolo dal quale si attende una sommossa che, con "commosso accento", il Boccanegra riesce a pacificare, calmando le ire popolane ed evitando una guerra civile tra le due opposte fazioni dei patrizi e dei plebei, rappresentanti questi ultimi della classe mercantile in ascesa.

Questa parte del dramma è un succedersi di momenti di angoscia per il pericolo di uno spargimento di sangue tra concittadini e di aperture per i consensi verso il Doge. Nella questione politica si innesta la vicenda privata del rapimento della giovane Grimaldi (in realtà figlia di Simon), da parte di un ignoto contro cui tutti lanciano una maledizione, ultimo lo stesso autore del misfatto Paolo Albani, interpretato dal basso baritono Simone Alberghini , che maledice se stesso, portando ad un alto livello di intensità emotiva l'opera, ed andrà poi in contro al patibolo nel terz'atto, dopo aver però condannato a morte anche Boccanegra con un potente veleno, per vendetta.

Gli interventi del coro per tutto l'atto, e in tutto lo spettacolo, sono di grande effetto: suggestivi quando fuori scena, potenti a tratti e in altri sommessi e pur incisivi. Merita i complimenti, per la pulizia dell'ensemble il maestro Faidutti, che ha saputo guidarlo nella direzione della levità delle voci voluta dal direttore Yurkevych.

  Degna di nota, nel secondo atto, la capacità di Stefan Pop di saper passare, senza rotture e quindi senza spezzare il realismo della narrazione, dal momento di estrema rabbia nei confronti di Amelia, creduta amante del vegliardo Simon, alla tenerezza dell'amore per l'amata, che riconosce infine casta perchè figlia del presunto amante. Il duetto Gabriele- Amelia è vocalmente ineccepibile, come nel precedente del primo atto, manca la fisicità di Amelia.

Il trio pacificatore tra Simon, la figlia e nipote ritrovata e il nonno Fiesco, è di delicato equilibrio nel terz'atto, preceduto da un altro momento scenicamente riuscito in cui Boccanegra riconosce in Paolo l'autore del rapimento della figlia, non avendola da lui avuta in moglie. Alberghini esce di scena vocalmente da trionfatore, e come tale è stato poi accolto a sipario abbassato dal pubblico che ha comunque apprezzato al pari anche Pop e Solari, in particolar modo, tra i cantanti, come pure il Direttore Yurkevych, che ha saputo dare risalto ad ogni scelta timbrica verdiana lavorando egregiamente sui pianissimo e sui momenti di tensione che precedono le esplosioni orchestrali.

Il dramma si conclude con la morte di Simon Boccanegra pur non politicamente vinto, bensì vincitore per esser riuscito a portare pace in città e tra i suoi cari, quella pace tra le fazioni in lotta che Verdi sognava per la nazione intera e che  anche oggi vorremmo conquistare sia all'interno dei nostri confini che al di fuori, mentre nuovi venti di guerre spirano in troppe parti del mondo.

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