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La merda: “Mi fa schifo, ma mi abituo"

L'ultimo spettacolo di Silvia Gallerano in scena al Duse.


di redazione
Categorie: Cultura
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La vox populi di Silvia Gallerano torna a riempire i teatri italiani.
A sette anni dal suo debutto nel teatrino l’Italico di Bologna, la Merda, lo stream of consciousness che ha stupito la critica del Fringe Festival di Edimburgo nel 2012, il festival delle arti più grande al mondo, torna nel capoluogo emiliano facendo sold out al Teatro Duse.

Era il lontano 2012 quando, al Festival di Edimburgo, Cristian Ceresoli vinse il Fringe First Award for Writing Excellence e Silvia Gallerano il The Stage Award for Acting Excellence per l’interpretazione della dilaniante e rivoluzionaria opera teatrale: La merda. Da allora Cristian e Silvia non si sono più fermati, sconvolgendo le platee dei teatri di quasi tutti i continenti da Edimburgo a Copenaghen, da Roma a Madrid, da São Paulo a Milano, fino a Glasgow, Berlino, Vilnius, Adelaide e al celeberrimo West End di Londra, con quattro anni consecutivi di tutto esaurito. Partendo con  rappresentazioni in spazi più intimi fino ad arrivare nei teatri più grandi, la performance si è evoluta negli anni  lasciando sempre più dilagare il suo potere evocativo.

Un vivido e straziante flusso di coscienza al femminile sul contemporaneo, un affresco del nostro tempo, con i suoi disgustanti squallori messi a nudo. Questo è ciò che ritroviamo nella ‘Merda’ di Cristian Ceresoli. In questo scenario lo spettatore viene scaraventato senza protezione alcuna. Ci si dimentica della nudità dell’attrice poiché la violenza delle parole e la loro insita verità non potrebbero indossare altro che quel corpo nudo di donna. Assieme all’attrice anche il pubblico si spoglia, accantonando per un’ ora e mezza la propria maschera sociale, lasciandosi trasportare da quel linguaggio carnale che graffia l’anima, penetrandola.   
Silvia Gallerano diventa la voce di una realtà lacerante, quella di un mondo patinato di apparenza e di finzione. ‘La merda è il mio pianto e di quelli che vogliono farcela!’, ‘Libera di essere la donna che sono!’. Sono urla strazianti di rabbia e riscatto di fronte all’intricata logica dello show business, che la rendono capace di gridare la propria verità di donna ed essere umano che prevale sulla falsità che la circonda.
 
Il monologo racconta della famiglia, dell’odierna società consumistica, dei valori fondanti della nostra patria e del successo cercato ad ogni costo. Tutto ciò viene narrato dalla protagonista, seduta su un seggiolone, nel suo flusso ininterrotto di coscienza. Una donna-bambina, forse, che lascia parlare la sua anima liberamente, senza filtri, pura, come solo una bambina sa essere. Le sue mille voci sono proiettili, sassi, grida, lacrime che trafiggono gli spettatori nella carne viva. Inutile dire che la voce e la mimica di Silvia Gallerano lasciano inchiodati alla poltrona, ammaliati e pervasi da quei brividi che solo i grandi attori sanno trasmettere. È un’opera catartica, di vero teatro.

Fin dall’ inizio dello spettacolo vengono messe in luce le insicurezze di una donna che ha perso il padre, ha una madre inadeguata, le cosce troppo grasse e deve subire continui abusi sessuali da parte di uomini squallidi e laidi. La protagonista è disposta a tutto pur di sfondare nel mondo dello spettacolo, anche  a mangiare ‘ merda’. Il successo è l’obiettivo da raggiungere ad ogni costo, indotto da un’immagine di bellezza stereotipata, che i media e il potere dei mezzi di comunicazione di massa, utilizzano per fini commerciali.

Ma il monologo racconta anche delle insicurezze del Bel Paese, in una triste miscela di cinico e compiaciuto maschilismo: ‘Il sesso maschile è la nostra bandiera’’ grida con ferocia l’attrice. In questo assurdo letamaio viene però individuato colui che può ancora salvarci, “l’uomo che guarda il cielo”, che vede al di là dell’immanenza ed è ancora capace di stupirsi.
Ed è questo, quindi, il ritratto della società che emerge. Un posto che uccide le velleità e i sogni delle persone. La Patria del diventare famosi, anche a costo di mangiare la nostra stessa merda. Questo spettacolo è un grido di aiuto, una piccola storia comune dal carattere universale che ha riscosso tanto successo proprio perché centra in pieno il bisogno che vive la nostra società in questo momento storico: liberarsi da tutte quelle forze sociali (giudizi, famiglia, successo) che ci opprimono,  ci condizionano, quindi ricominciare a vivere una vita degna di essere chiamata tale.
Farsa e tragedia si intersecano innescando una comicità singhiozzante, che travalica verso un rabbioso capolinea. Lo spettacolo  termina con il canto dell’inno nazionale nel buio della sala, lasciando nello spettatore un senso di feconda speranza.

Una regia minimale, retta da una recitazione eccelsa, per uno spettacolo che lascia storditi a causa dei tanti spunti di riflessione che offre.
Al momento Cristian Ceresoli e Silvia Gallerano stanno anche portando avanti la nuova tragedia teatrale ‘Happy Hour’, che già sta riscuotendo un notevole successo nei teatri italiani.

Ileana Caselli

ASCOLTA L’INTERVISTA ALL’ATTRICE SILVIA GALLERANO REALIZZATO DA RADIO 1088:


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