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L'anima buona del Sezuan si fa commedia dell'arte con Bucci e Sgrosso

Brecht rivisitato su palchi di commedia dell'arte e con maschere per ragionare sul bene e sul male e omaggiare il grande maestro Leo de Berardinis.


di Simona Sagone
Categorie: Teatro
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Approda a Bologna, all'Arena del Sole L'Anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht che ha debuttato al Centro Teatrale Bresciano a inizio stagione con un'elaborazione drammaturgica di Elena Bucci e Marco Sgrosso. 

L'allestimento utilizza nell'abbigliamento e in alcune movenze degli attori gli stereotipi secondo cui gli occidentali guardano alla cultura orientale per mettere in scena personaggi- maschere universali portatori di elmementi di generosità o di grettezza, sfruttatori e sfruttati e raccontare l'eterno dilemma tra l'agire per il proprio interesse o per la felicità altrui.

Quando nella capitale della provincia cinese del Sezuan arrivano in pellegrinaggio tre dei alla ricerca di un'anima buona che li ospiti, trovano solamente la  giovane prostituta Shen- Tè, interpretata da una strepitosa Elena Bucci, disposta ad accoglierli per la notte grazie alla mediazione di un affabile acquaiolo impersonato dall'altrettanto ipnotico Marco Sgrosso. Gli dei affidano alla ragazza mille dollari d'argento come ricompensa per consentirle di cambiare vita.

Shen- Tè smette subito di vendere il proprio corpo, compra invece una piccola tabaccheria ed è convinta di poter continuare a compiere buone azioni per tenere fede alla promessa fatta agli dei.

  Le intenzioni di Shen-Tè vengono messe alla prova da mille questuanti che tentano di impossessarsi della sua richhezza per i propri interessi. Shen-Tè si sdoppierà diventando anche il suo alter ego, l'affarista e cinico Shui-Tà

Shen-Tè nel secondo atto si trova nella condizione di dover scegliere tra il desiderio di ridare la felicità a due vecchi restituendo loro del denaro che le è stato prestato e che dovreebbe servire al suo futuro marito Aviatore, per tornare a compiere imprese aeree, e il suo futuro con l'uomo che ama. Ella sperimenta l'amore dell' Aviatore, ma poco dopo comprende come egli non voglia davvero la sua felicità, ma pensi solamente al suo tornaconto rifiutandosi di rinunciare al denaro a favore dei due ansiosi anziani.

Il pranzo di matrimonio, in attesa che la cerimonia si compia all'arrivo di un ospite misterioso, viene rappresentato sotto un velo bianco che avvolge tutti i personaggi rappresentando l'offuscamento delle idee dato dall'ebbrezza del vino, versato copioso per ingannare l'attesa, e insieme dando un'immagine chiara della difficoltà di leggere chiaramente il pensiero e l'animo delle persone che pur si dichiarano amiche.

L'uso delle maschere da parte degli attori e attrici rende l'idea della doppiezza di ogni essere umano capace per l'appunto di nascondere il vero obiettivo delle proprie azioni dietro la propria "maschera sociale" come l'alternarsi dei colori del bianco e del nero nei costumi e nella luce raccontano la coesistenza di onestà e menzogna negli animi.

Va sottolineato che se i costumi insieme alle camminate e ai gesti dei protagonisti lavorano sull'immaginario orientale, anche canzonandolo (vedi l'uso del napoletano e di altri dialetti nelle filstrocche e canzoncine che imitano, nella musicalità, melodie cinesi, per altro non sempre ben riuscite), le maschere usate non sono per nulla orientali, bensì sono più vicine alle maschere della tradizione greca e le piattaforme sceniche sulle quali avvengono le azioni sono quelle tipiche dei cominci dell'arte in una mescolanza di stili che attingono alla storia e alla visione del teatro di Bucci e Sgrosso, più di quanto non lavorino sui contenuti offerti dal testo brechtiano.

Quasi costantemente presente nella rappresentazione la musica, non quella originale di Dessau, ma una partitura originale di Christian Ravaglioli eseguite dal vivo insieme alla drammaturgia sonora di Raffaele Bassetti talora vivace e divertente, ma talaltra capace di spingere l'uditorio verso il sonno, più che verso l'atteggiamento critico voluto da Brecht  nei confronti della società fatta di sfruttati e sfruttatori, ricchi sempre poù ricchi e poveri che non riescono a uscire dalla povertà se non scegliendo di calpestare la dignità altrui.

Bucci e Sgrosso hanno scelto di usare l'espediente della maschera per praticare un certo straniamento dal personaggio rappresentato da ciascun componente della compagnia e per aiutare al contempo lo spettatore a praticare continuamente un cambio di prospettiva, di punto di vista dal quale guardare all'azione scenica proposta, secondo le famose indicazioni della teoria brechtiana, rivisitate da due attori grandi attori.

L'intervento drammaturgico operato da Bucci e Sgrosso ha affiancato al testo di Brecht il proprio pesante e ricco bagaglio di tecnica e sapienza teatrale lavorando sui corpi degli attori secondo le metodiche proprie della commedia dell'arte in un risultato di grande raffinatezza e perfezione attoriale, scenografica, coreografica e musicale che adombra Brecht rendendolo quasi irriconoscibile, eppure ancora potentemente presente nella sua visione politica che porta ogni personaggio a essere funzionale alla rappresentazione di un aspetto della realtà sociale e a denunciare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Non c'è tradimento del grande drammaturgo e teorico, ma un modo di fare teatro così personale e radicato nel loro essere che fà si che i due rielaboratori e attori non possano far altro che utilizzare l'Anima buona del Sezuan per fare il loro teatro, in omaggio al grande maestro de Berardinis, e per dare la propria interpretazione di come oggi sia possibile fare teatro attraverso quello che ormai è un classico del secolo passato esprimendo al contempo il dolore per come sia ridotta questà città-paese in cui, come nello Sezuan di Brecht,  si fatica a trovare anime buone in mezzo alla violenza, all'opportunismo, alla corruzione.

Bravissimi tutti gli attori della compagnia tra i quali ricordo Maurizio Cardillo e Marta Pizzigallo che spiccano nelle interpretazioni dei diversi personaggi, il difetto della rappresentazione è la lentezza della prima parte dopo il folgorante inizio, lentezza che torna in parte in alcuni tratti del secondo tempo e che inficia la resa complessiva, nonostante straordinari momenti di teatro tra lievi cadute di tensione e quindi di attenzione. Un bel lavoro attoriale che forse abbisogna ancora di sistemazioni e che sicuramente avrà estimatori e detrattori, in fondo in linea con la provocatorietà dei lavori brechtiani.

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