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Il crowdfunding antifascista di Radio Città Fujiko

La campagna di raccolta fondi per Radio Città Fujiko.


di redazione
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In occasione delle elezioni europee Radio Città Fujiko rinuncia a trasmettere tutti gli spot elettorali perché la legge imporrebbe di mandare in onda anche quelli di forze neofasciste, che dovrebbero essere sciolte. La scelta di rispettare la Costituzione ci procura un ammanco economico. Aiutateci a resistere, sosteneteci con un contributo!

Il 26 maggio si tengono le elezioni europee, precedute dalla campagna elettorale. Per chi fa radiofonia, il periodo di campagna elettorale è un momento di restrizioni (la legge sulla par condicio), ma anche di opportunità (la possibilità di trasmettere gli spot elettorali).

Lo Stato italiano prevede due modalità di spot elettorali: i Messaggi Autogestiti Gratuiti (Mag) e i Messaggi Elettorali a Pagamento. La disciplina dei messaggi è contenuta nella legge 22.2.2000, n. 28 e nel D.M. Comunicazioni 8.4.2004 “Codice di autoregolamentazione in materia di attuazione del principio del pluralismo, sottoscritto dalle organizzazioni rappresentative delle emittenti radiofoniche e televisive locali, ai sensi dell'art. 11-quater, comma 2, della legge 22 febbraio 2000, n. 28, come introdotto dalla legge 6 novembre 2003, n. 313”. In particolare, l’art. 4 della legge 28/2000 prevede che lo Stato eroghi un rimborso alle emittenti radiofoniche e televisive locali che si siano rese disponibili a trasmettere MAG durante le campagne elettorali o referendarie.
I Mag, in particolare, comportano che gli spot elettorali debbano essere trasmessi in blocco, cioè quelli di tutti i partiti che si presentano alle elezioni.

Riteniamo che in linea di principio la legge sia equa, perché consente a tutte le forze politiche di avere pari visibilità sui mezzi di comunicazione, indipendentemente dalle risorse economiche di cui dispongono.
Questo meccanismo, però, sconta un problema a monte. La legge, per essere giusta anche nella pratica, dovrebbe attenersi fedelmente alla Costituzione e sgombrare il campo da quelle formazioni che sono fuori dal perimetro democratico.
Purtroppo, come sappiamo, non è così. Oggi in Italia ci sono formazioni che, in modo dichiarato o criptico, si definiscono fasciste.
Eppure, la Costituzione, nella XII disposizione transitoria e finale dice espressamente: "È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista".

Le ripercussioni di questa inadempienza su una piccola emittente indipendente come Radio Città Fujiko non mancano e sono principalmente di natura economica.
In passato la radio ha compiuto una scelta diversa, ritenendo che fosse possibile tollerare la voce reazionaria in etere per ottenere due risultati: garantire a piccole forze politiche della sinistra di poter avere una visibilità che altrimenti non avrebbero avuto e per finanziare le attività antifasciste che l'emittente svolge quotidianamente.

Oggi la situazione è mutata, le forze neofasciste, propugnatrici di odio, razzismo e violenza non sono più marginali. Quindi ci avviamo a compiere la scelta opposta, quella di non dare alcuno spazio a formazioni fasciste, che purtroppo stanno crescendo e normalizzando la loro presenza.
Questa decisione, come dicevamo, produce un effetto negativo sulle già scarse risorse economiche di cui la radio dispone e che sono preziose per continuare a fare un lavoro che, grazie ai vostri feedback generosi, sappiamo essere prezioso.


                                        


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