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Afghanistan: Enduring freedom di Bruni e De Capitani

Seconda parte del polittico dedicato alla storia dell'Afghanistan prodotto dal Teatro dell'Elfo e ERT, scottante attualità con focus sui diritti degli individui


di Simona Sagone
Categorie: Teatro
Enduring Freedom

E' di scena la storia contemporanea all'Arena del Sole che ospita Enduring Freedom, ovvero il secondo spettacolo firmato da Ferdinando Bruni e Francesco de Capitani basato sui 13 quadri commissionati da Il Tricycle Theatre  di Londra nel 2009 ad altrettanti autori per rappresentare il rapporto tra l'Occidente e l'Afghanistan dal 1842 al 2010.

Enduring Freedom si compone di cinque testi che tentano di condensare momenti cruciali delle vicende afghane tra il 1996 e il 2010 attorno a questioni morali ed etiche, prendendo in considerazione il rapporto tra l'Onu, le associazioni umanitarie, le truppe anglo-americane e i rappresentanti del potere di quel Paese, legittimati o meno che fossero, nei diversi momenti storici, dalle potenze occidentali.

In un teatro semi deserto, i bravissimi attori della compagnia hanno affrontato due ore e quarantacinque minuti di palco durante i quali hanno profuso tutte le proprie energie per emozionare l'uditorio e proporrre elementi di riflessione, a partire da testi ad alto valore poetico, su temi fondamentali per la convivenza tra culture e il rispetto degli individui.

E' chiaro che anche allo spettatore questa proposta teatrale richiede un grande sforzo: quello di uscire da un confortevole appartamento al caldo, portarsi a teatro e concentrarsi su vicende complesse e apparentemente geograficamente distanti. Sappiamo ormai bene come la globalizzazione abbia ristretto il mondo e come ciò che accade in un posto, per quanto sperduto, sia interconnesso con tutto il resto del pianeta e abbia delle conseguenze di lunga portata, tuttavia decidere di approcciare  testi teatrali su vicende che siamo già portati a non approfondire sui quotidiani o ai tg, richiede volontarietà e vivo interesse sia per la drammaturgia contemporanea che per le sorti di uomini e donne che vivono in quell'area del mondo.

Il Teatro dell'Elfo con i suoi artisti ha fatto uno sforzo enorme per mettere in scena i due spettacoli del progetto Afghanistan proponendoli anche in versione di maratona no stop che a Bologna verrà realizzata l' 1 e 2 dicembre (sabato 1 prima parte inizio ore 17, seconda parte ore 21; domenica prima parte inizio ore 16, seconda parte ore 20).

Al di là dell'impegno fisico che le due pièce chiedono ai protagonisti, occorre mettere in valore la rappresentazione in Italia di testi di drammaturghi inglesi, irlandesi ed americani che vanno anche a rinfrescare il repertorio, talora circoscritto, presente sui nostri palcoscenici.

Dei cinque testi di Enduring Freedom "Dalla parte degli angeli" dell'inglese Richard Bean  risulta il più coinvolgente, capace di portare gli spettatori prima dentro gli uffici di Londra di una grossa associazione umanitaria dove esperti di raccolte fondi cercano il miglior modo per rappresentare la situazione delle donne afghane onde accaparrarsi donazioni con le quali costruire scuole a Kandahar, poi direttamente a Herat, nel vivo di una trattativa per dirimere una questione legata a terre contese che finisce per travolgere la vita di tre bambine date in spose a dei vecchi come parte dell'accordo mediato dagli occidentali. La questione morale che attanaglia i cooperanti, se accettare o meno un accordo che va a ledere i diritti di tre bambine pur di raggiungere un equilibrio che consenta ad altri bambini e bambine di andare a scuola e di avere qualcosa da mangiare, pone tutti dinanzi a dilemmi terribili sui compromessi necessari o forse non necessari, per bilanciare il bene dei singoli e il bene di molti.

La questione del rapporto tra i Talebani e le donne è al centro anche de "Il leone di Kabul" in cui la direttrice di un'agenzia ONU tenta di rendersi interlocutrice di un mullah talebano che tuttavia non intende riconoscere l'autorità di una donna e tratta esclusivamente con l'interprete ed assistente della direttrice, mostrando tutta la difficoltà di un dialogo che non può porsi su un piano di parità.  Il mullah rifiuta all'UNU il rilascio di due cooperanti afghani rapiti, peraltro già dati in pasto al vecchio leone dello zoo di Kabul accecato e azzoppato dalle bombe russe, essendo capace di riconoscere i diritti degli individui solo come facenti parte di una comunità e non come esseri umani. Nella visione del Talebano, i cooperanti, pur afghani, non meritano rispetto, avendo abbandonato i valori della comunità in cui si rispecchia il mullah ed avendo abbracciato i valori dell'occidente, per questo potevano diventare cibo per le bestie.

Anche l'ultimo quadro "Come se quel freddo" della drammaturga e poetessa statunitense Naomi Wallace, riprende il tema del totale assoggettamento delle bambine, delle ragazze e donne afgnane alla volontà maschile, tanto dei Talebani, che le vogliono prigioniere di un burqa, tanto dei militari delle forze internazionali, i quali, vittime forse della paura, dell'impreparazione o della violenza che perpetua violenza, finiscono per provocarne talora la morte per un loro singolo gesto di ribellione all'autorità. 

Enduring Freedom complessivamente è forse meno dinamico della prima parte, Il grande gioco, e presenta qualche scena teatralmente meno riuscita, talora molto urlata e noiosa, penso alla recitazione di Claudia Coli davvero eccessiva in più punti e alla prima parte di "Volta stellata" ambientata in Afghanistan che appesantisce inutilmente un discorso già chiaro che poteva essere molto più efficace presentando solo la seconda parte con il ritorno dalla missione aghnana del soldato Kendall incapace di vivere la sua realtà familiare lontano da quel quadro di guerra in cui si sente un eroe.

La visione dell'intero progetto è assolutamente consigliata e raccomandata, come già evidenziato nell'articolo da me pubblicato in occasione della rappresentazione de Il grande gioco , agli studenti delle secondarie di II grado e universitari come anche a tutti i coloro che non si accontentano dei dati di cronaca e amano riflettere sui retroscena delle decisioni politiche delle forze in gioco in un dato scenario geopolitico e, ovviamente, agli spettatori che apprezzano le raffinate regie di Bruni e De Capitani come pure le capacità attoriali dei loro artisti di riferimento.

Fino al 2 dicembre in scena, per i dettagli degli orari e modalità di ingresso, raccomandiamo di consultare il sito del teatro Arena del Sole

 

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