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Euro, l'uscita a sinistra

Il Coordinamento No Euro Bologna spiega le ragioni della necessità di un'uscita dall'Unione Monetaria


di Francesco Ditaranto
Categorie: Politica, Economia
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Oltre le posizioni da tifo calcistico sulla moneta unica, appare necessaria una seria analisi delle prospettive dell'Euro. Il costituendo Coordinamento No Euro di Bologna si pone in una prospettiva di uscita dalla moneta unica, che sia condizione del rlancio della nostra economia.

La campagna elettorale per le elezioni europee è stata l'ideale luogo di scontro tra due posizioni contrapposte, spesso urlate. L'una perorava la causa della permanenza nell'Unione Monetaria, pena una catastrofe, l'altra santificava l'abbandono della moneta europea, come momento salvifico per il nostro paese. La seconda posizione è stata monopolizzata dalla nuova Lega Nord dell'ex-comunista padano, Matteo Salvini, baluardo della destra e alleato dell'estrema destra di Marine Le Pen. Il realtà esiste un nutrito gruppo di economisti e attivisti politici che propugnano un ritorno alla sovranità monetaria da sinistra.

L'"uscita a sinistra" è quella sostenuta dal Coordinamento No Euro, che vede nell'uscita dall'Euro non un punto d'arricvo ma una condizione. "L'Unione Monetaria -afferma ai nostri microfoni Ugo Boghetta, del Coordinamento di Bologna- è fondata su una diseguaglianza delle economie. Se per l'economia tedesca l'Euro è sottovalutato, da cui discende l'incremento delle esportazioni, per le economie più deboli, la moneta unica è sopravvalutata."

"E' impensabile -sostiene Boghetta- un'unione sul modello degli Stati Uniti d'America, semplicemente perchè non ci sono le condizioni. Gli stati europei ha percorsi troppo differenti: basti guardare ai risultati delle elezioni europee, che hanno dimostrato come ogni paese presenti un quadro politico differente."

"Abbandonare la moneta unica -ci tiene a sottolineare Ugo Boghetta, segnando le enormi differenze con la Lega Nord- sarebbe soltanto una condizione necessaria al rilancio dello sviluppo. Non certo una soluzione."

E' prevedibile, però, che il ritorno alla Lira, prevederebbe come primo passo una svalutazione competitiva, che riallinei il valore della divisa all'economia reale. Questa operazione potrebbe costituire una "mazzata" per le pensioni e i salari, azzannati dall'inflazione che, inevitabilmente, si produrrebbe. Boghetta è netto sull'argomento. "Una volta usciti dall'Euro, bisognerebbe immediatamente sostenere i salari e reintrodurre la scala mobile, ancorando dunque i salari all'inflazione" afferma, ricordando come l'alternativa, in questo momento sia una drastica diminuzione del costo del lavoro del 40%.

Anche su debito e acquisto dell'energia con una moneta svalutata, Boghetta non è catastrofista. Nel primo caso la svalutazione diminuirebbe il valore del debito già contratto e una politica seria d'investimento ed espansione darebbe credibilità ai titoli di stato da emettere. Nel caso dell'energia, l'attivista ritiene che i costi certamente lieviterebbero ma solo di un 4%, per dirlo in parole povere, "alla pompa di benzina". Un aumento dei costi, inoltre, potrebbe finalmente spingere il nostro paese verso le energie alternative e rinnovabili.

Non c'è alternativa all'uscita per il Coordinamento No Euro perchè "l'Euro non è riformabile".


Ascolta l'intervista a Ugo Boghetta
Tags: Euro

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