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Eternit, oggi parte il processo bis

Oggi a Torino la prima udienza del processo bis sui morti d'amianto.


di redazione
Categorie: Lavoro, Giustizia
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Dopo l'assoluzione per prescrizione del magnate dell'Eternit, nel 2014, parte oggi a Torino il processo bis. Per la prima volta lo Stato è parte civile nel processo. Le vittime di amianto hanno già superato le 2000 unità. L'intervista al presidente dei famigliari delle vittime, Bruno Pesce.

A distanza di due anni dalla sentenza del 19 novembre 2014 della Corte di Cassazione, che annullava al magnate svizzero Sthephan Schmidheiny la condanna per disastro ambientale doloso, in quanto il reato risultava “prescritto”, oggi comincia a Palazzo di Giustizia di Torino il processo Eternit-bis. Il gup Federica Bompieri dovrà decidere se processare Schmidheiny per aver causato la morte di 258 persone.

Per decenni, come ampiamente dimostrato dalla Procura di Torino, il cartello dell’amianto ha continuato a nascondere e mistificare la nocività e la cancerogenità della fibra mortale, provocando così malattie e morte di migliaia di lavoratori e cittadini ignari del pericolo. Il processo, iniziato nel 2009, è stato forse il primo caso nazionale per le silenziose morti causate dall’amianto, che hanno coinvolto ben 2889 dipendenti dei quattro stabilimenti di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia).

Dietro a cavilli burocratici, sentenze e ricorsi, ci sono le persone che tutti i giorni portano avanti una lotta collettiva. Una lotta che per molti di loro nasce da una tragedia personale, come per esempio Assunta Prato, insegnante in pensione e membro AFeVA (Associazione Familiari e Vittime Amianto) che, 22 anni fa, dopo aver scoperto che la malattia del marito era stata causata dall'amianto, ha cominciato una campagna di sensibilizzazione nelle scuole e di attivismo in associazione.

C'è Agata Mazzeo, antropologa e dottoranda, che dal 2009 porta avanti uno studio sulle esperienze di sofferenza sociale e privata causata dall’economia e dalla politica dell’amianto, e che dal 2012 ha cominciato a studiare anche il caso di Casale, per poi passare ad Osasco, in Brasile, dove vi fu la sede del più grande stabilimento Eternit in America Latina.

Di amianto, intanto, si continua a morire, poiché il mesotelioma pleurico, la principale patologia connessa alla sostanza, può svilupparsi anche a decine di anni di distanza dall'inalazione.
La speranza è che la verità di questa strage venga riconosciuta da un tribunale, perché anche in questo caso i colpevoli sapevano, ma hanno scelto di tacere per arrichirsi senza pensare ai morti che avrebbero causato. È questo che ribadisce ai nostri microfoni Bruno Pesce, presidente dell'associazione dei famigliari delle vittime d'amianto.

Pesce, però, intravede nel processo bis una novità significativa: per la prima volta lo Stato italiano, attraverso l'Avvocatura, si è costituito parte civile. "Dovrebbe essere sempre così - osserva - i cittadini non dovrebbero essere lasciati soli. Nemmeno nella battaglia per i risarcimenti contro l'azienda".

Noemi Pulvirenti


Ascolta l'intervista a Bruno Pesce

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