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L'Enigma di Stefano Massini all'Arena, indaga la permanenza dell'identità nel cambiamento

Approda a Bologna il testo del pluripremiato drammaturgo Stefano Massini "Enigma" che vede in scena Ottavia Piccolo e Silvano Piccardi.


di Simona Sagone
Categorie: Teatro
Enigma credit L. De Frenza

 Imperdibile la seconda ed ultima replica di domenica 20 maggio alle 16 all'Arena del Sole  di "Enigma", un testo che ragiona sul senso della storia rispetto alla caduta della DDR dopo l'89.

Non capita tutte le settimane di tovare in cartellone nei teatri cittadini nuova drammaturgia e non sempre "nuovo" significa migliore dell'usato sicuro della drammaturgia di tradizione.

Con Enigma ci troviamo di fronte ad un testo teatrale costruito in maniera egregia, un testo che si percepisce come destinato a rimanere in repertorio, ad essere interpretato in futuro da decine di coppie di attori che, come Ottavia Piccolo e Silvano Piccardi (al contempo regista della mess'in scena), vorranno cimentarsi nell'indgine dell'eterno binomio cambiamento- permanenza dell'essere di fronte alle epocali cesure della Storia.

La caduta del muro di Berlino nell'89 ha determinato uno di quei momenti della storia dopo i quali gli esseri umani sono costretti dai fatti a parlare di un "prima" e di un "dopo". Massini fa dire ad entrambi i suoi personaggi una frase di grande effetto che paragona la Storia a un libro, quando essa volta drasticamente pagina,  nella carne degli individui si aprono ferite profonde. Talora si verifica una vera e propria morte dell'individuo che si era prima e una rinascita nell'individuo di poi nel quale, tuttavia permane qualcosa di ciò che si è stati.

Permangono le abitudini, ci si ritrova a ripercorrere fisicamente i propri passi; permangono talora le convinzioni più profonde e i desideri. Anche se si tenta di abituarsi ai cambiamenti, c'è un tempo interiore che sembra non passare. Nasce la nostalgia per ciò che non si è più e che non è più nella realtà esterna, pur nella presa d'atto cosciente della disintegrazione delle precedenti illusioni.

In scena ci sono due personaggi. Sembrano estranei l'uno all'altro incontratisi per una casualità. Un incidente stradale, l'uomo soccorre la donna e la porta in casa per medicarla. I due conversano e sappiamo con certezza, per dichiarazione esplicita del narratore, attraverso didscalie proiettate, che uno dei due o entrambi, mentono.

Siamo a Berlino nel 2009, Ingrid, così la donna soccorsa dichiara di chiamarsi, e Jacob il soccorritore abitano in quella che era Berlino Est prima della caduta del muro ed hanno sempre abitato ad Est. Ingrid si dichiara insegnante di storia in pensione e Jacob un matematico appassionato di enigmi. 

Tutta la vicenda ruota attorno agli enigmi delle reciproche esistenze da svelare, come un triller psicologico carico però di ironia e della leggerezza dei giochi d'enigmistica.

Senza disvelare l'intera trama a quanti si vorranno recare personalmente a vedere lo spettacolo, occorre sottolineare il portato politico della vicenda che muove tra la nostalgia e il rifiuto dei due anziani personaggi per determinati aspetti della vecchia DDR.

Nostalgia del senso di responsabilità che in quel regime vigeva, esemplificato dall'esistenza di un "ufficio responsabilità" che doveva servire ad inchiodare il colpevole di fronte alle proprie inequivocabili responsabilità per l'appunto. Vigeva "prima" un senso forte della giustizia unito alla certezza che il sistema potesse risolvere le problematiche quotidiane della cittadinanza sollevate attraverso precisi esposti all'amministrazione.  

Il rifiuto e la condanna di quel passato pesante ed ingombrante che non passa, del passato che permane tornando a perseguitare gli individui che erroneamente hanno immaginato di essersi lasciati il "prima" alle spalle, è diretta ai metodi spionistici usati dalla Stasi per monitorare i cittadini sospetti, in ogni momento della loro vita, all'invadenza del sistema nel vissuto privato degli individui, alla violenza perpetrata su di loro equivalente a uno stupro.

Quella violenza teribile compiuta sui cittadini dell'Est da altri cittadini dell'Est, quello stupro, quella violazione dell'intimità del proprio essere è al centro della drammaturgia di Enigma, è la ferita aperta nelle carni di tanti cittadini tedeschi del nostro tempo sulla quale siamo chiamati a riflettere dal drammaturgo come dagli attori, già più volte impegnati in pièce teatrali a sfondo sociale e politico.

Plauso alla intramontabile Ottavia Piccolo che commuove per la sua capacità dimostrarsi in scena forte e fragile al contempo e, ripercorrendo mentalmente la sua straordinaria carriera teatrale e cinematografica, esalta il suo camaleontico talento attoriale e la sua voglia d'impegno su temi di spessore come già in "Terra di latte e miele" per la regia dello stesso Silvano Piccardi, in "7 minuti" e "Donna non rieducabile", entrambi drammaturgia di Massini.

La regia di Piccardi appare forse un pò rigida e tradizionalista, indiscutibile è invece il valore del testo e la bravura dei due protagonisti che conquistano convinti applausi per uno spettacolo di spessore.

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