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Emilia Romagna: la maggior parte dei beni confiscati non viene riutilizzata

I dati raccolti da un laboratorio dell'Alma Mater riportano un aumento delle confische, ma uno stallo delle riassegnazioni.


di redazione
Categorie: Giustizia
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Studentesse e studenti di Scienze della Comunicazione, grazie ad un laboratorio di data journalism curato da Andrea Nelson Mauro, rivelano come in Emilia Romagna siano in aumento i beni confiscati alla mafia, ma restano ferme al palo le riassegnazioni.

Sei lezioni e ancora tanto da fare per il riuso dei beni confiscati in Emilia Romagna, questo il bilancio del laboratorio di Data journalism a cui hanno partecipato alcuni studenti dell'università di Scienze della Comunicazione di Bologna. A coordinare le ricerche è stato Andrea Nelson Mauro, data-journalist vincitore dell'European press Prize attivo nel campo del riuso dei beni confiscati alla mafia.
"Il laboratorio - racconta Mauro - è una delle inizative del corso di scienze della comunicazione dell'università di Bologna, il cui obiettivo è quello di coinvolgere i partecipanti in un'attività simile a quella lavorativa. Quindi ho cercato di fare, insieme ai partecipanti, una raccolta dati sui beni confiscati".

Ma raccogliere dei dati non è sempre semplice, anche se sono inerenti a un argomento che dovrebbe essere fruibile da tutti i cittadini come quello del riuso dei beni confiscati, "Lavorare sui dati - spiega Mauro - comporta tutta una serie di complessità, e paradossalmente il fatto di avere dei dati non significa necessariamente avere delle risposte certe. Sia perchè siamo in una fase di grande cambiamento dal punto di vista comunicativo, sia perchè questa trasformazione non avviene in modo lineare, omogeneo e sereno in tutte le pubbliche amministrazioni".

Tra i problemi principali che ha comportato la raccolta di questi dati secondo Mauro vi è proprio il fatto che sul sito dell'agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati i dati relativi alla distribuzione territoriale non erano disponibili. "I dati quindi  -spiega Mauro - abbiamo iniziato a cercarli in maniera tradizionale, sfruttando i motori di ricerca. I comuni sono tenuti a fornire le risposte ai cittadini che richiedono accesso alle informazioni, ma purtroppo non sempre è così semplice ottenerle".

Intanto la situazione in Emilia Romagna è di continua crescita del numero di beni confiscati, come conferma Andrea Mauro, anche a seguito del Processo Aemilia. "Sicuramente - sottolinea il giornalista - c'è un esigenza di tutti di avere accesso ai dati. L'Emilia Romagna è una delle regioni in cui c'è stato un incremento maggiore dei beni confiscati, e c'è sicuramente un problema di riuso sociale, che sostanzialmente non viene attuato".

Il 7 marzo 1996 entrava in vigore la legge 109 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle organizzazioni criminali. È proprio questa la legge che oggi permette a Libera di svolgere la propria attività. Ma in Emilia Romagna siamo ancora lontani dalla sua attuazione: secondo i dati raccolti dal laboratorio, il 90% dei beni confiscati non sono riutilizzati. "La stima dei beni non riutilizzati è complessa - commenta Mauro - perchè in certi casi si parla di particelle catastali e in altri casi di proprietà, che spesso riuniscono più particelle. Ma di certo possiamo affermare che i beni attualmente non riutilizzati sono oltre il 60%. Nella sostanza c'è un larga non attuazione di questa legge. I beni o rimangono in capo all'agenzia o arrivano in carico ai comuni e alle pubbliche amministrazioni locali e entrambi i casi la riassegnazione è molto complessa".

Andrea Mauro è anche uno dei coordinatori del progetto di raccolta, analisi e monitoraggio dei dati sul riuso e la valorizzazione dei beni confiscati, confiscatibene.
"L'idea - racconta Mauro - è quella di costruire un gruppo di lavoro più ampio. Ovviamente non si può fare a meno di Libera. il gruppo di lavoro di confiscatibene è nato più o meno due anni e mezzo fa, e ha fatto una serie di inchieste a livello nazionale e internazionale. Abbiamo avuto sicuramente dei risultati in termini di visibilità e popolarità dell'argomento, e di costruzione di una rete di soggetti che dialogano tra loro. È ancora poco, e l'idea condivisa con Libera è quella di creare un progetto più grande che possa favorire la collaborazione per il riuso dei beni confiscati".

Anna Uras


Ascolta l'intervista ad Andrea Nelson Mauro

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