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Edilizia al collasso, Cgil sferza Legacoop

Per il sindacato è ora che la lega delle cooperative passi dagli annunci ai fatti.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro
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Le cooperative edili dell'Emilia Romagna stanno per saltare e la Cgil incalza Legacoop, che aveva annunciato un progetto di aggregazione e di riorganizzazione. A rischio 646 posti nelle aziende Iter e Cesi, ma il problema riguarda altre migliaia di lavoratori. Giove (Fillea): "Serve anche un impegno pubblico, ci sarebbe da lavorare senza cementificare".

La cooperazione edile in Emilia Romagna è al collasso e si rischia il dramma sociale se non si interviene con un progetto di aggregazione e riorganizzazione. È l'allarme lanciato dalla Fillea Cgil, che punta il dito direttamente contro Legacoop, invitandola a passare dalle parole ai fatti.
"La Lega delle Cooperative deve dire con chiarezza ed urgenza - afferma Luigi Giove, segretario regionale Fillea - se il progetto di aggregazione delle cooperative edili è vero o rimane solo un lancio di agenzia, un idea a mezzo stampa che viene riproposta da mesi senza che nessuno veda nulla di concreto".

Dopo i problemi registrati nel reggiano qualche mese fa, ora la situazione più critica riguarda due aziende tra Imola e Ravenna, Iter e Cesi, dove a rischiare il posto sono complessivamente 646 lavoratori.
"In realtà il problema è più ampio ed esteso - osserva Giove - La crisi coinvolge quasi tutte le cooperative edili di questa regione, che sono o in procedure concorsuali o in una situazione di enorme difficoltà finanziaria o patrimoniale. A rischiare sono migliaia di lavoratori delle cooperative, ma anche altre migliaia dell'indotto. Senza esagerare, siamo sull'orlo di una catastrofe sociale".

A Legacoop la Cgil chiede di poter vedere e discutere un piano industriale e mette in chiaro che non potrà in alcun modo condividere l'idea di fare scorpori di singoli cantieri, salvando solo temporaneamente alcune decine di posti di lavoro, perché questo rappresenterebbe un disastro per centinaia di lavoratori. Le prime revoche di importanti appalti, secondo il sindacato, sembrerebbero purtroppo confermare questa ipotesi.
La Regione, da parte sua, si era impegnata a promuovere un tavolo nazionale con i ministeri delle Infrastrutture, dello Sviluppo Economico e del Lavoro, ma la Cgil sottolinea che un fattore rilevante è il tempo: in edilizia gli ammortizzatori sociali durano meno che nell'industria.

Data la crisi economica, è possibile uscirne senza nuovi piani di cementificazione? Secondo Giove sì: "Da tempo sosteniamo che ci siano sia lavoro che competenze. C'è da mettere in sicurezza il territorio, ad esempio con l'adeguamento antisismico, intervenire sull'esistente, ad esempio con la manutenzione dei centri storici. Quello che servirebbe è anche un impegno del pubblico, che dovrebbe decidere, se necessario, di forzare il patto di stabilità".


Ascolta l'intervista a Luigi Giove
Tags: Lavoro, Crisi, Cgil

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