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Ecoreati alla prova del Senato, "basta perdere tempo"

Sit-in di Legambiente e Libera davanti al Senato per chiedere l’approvazione dei reati ambientali nel codice penale.


di Andrea Perolino
Categorie: Ambiente, Politica
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Le 25 associazioni firmatarie dell’appello “In nome del popolo inquinato” promosso da Legambiente e Libera, organizzano questo pomeriggio un sit-in davanti al Senato per chiedere "una prova di responsabilità dinanzi al Paese ed approvare, senza altri rinvii, il Ddl sugli ecoreati".

Procede a rilento l'iter legislativo per l'approvazione del Ddl sugli ecoreati. Dopo il primo passaggio alla Camera, il testo a firma Realacci, Micillo e Pellegrino si è impantanato per un anno nella commissione Ambiente e Giustizia del Senato. Il provvedimento è ora al vaglio dell'Aula di Palazzo Madama, ma finora sono stati votati solo 35 emendamenti su un totale di oltre 160. Il disegno di legge deve infatti fare i conti con le pressioni, sempre più forti, che arrivano da più parti, e con continui rinvii e slittamenti. Una nuova seduta dell'Aula è attesa per questo pomeriggio, ma all'ordine del giorno vi è la votazione di altri due decreti, Imu e Milleproroghe, e così la discussione sui reati ambientali rischia di slittare ancora.

Per queste ragioni, le 25 associazioni firmatarie dell’appello “In nome del popolo inquinato” promosso da Legambiente e Libera hanno organizzato un sit-in questo pomeriggio davanti al Senato. Un modo per fare pressione sui senatori affinché non si perda ancora tempo per l'approvazione di una norma che il Paese attende da troppo: "Con la corsia preferenziale data ai decreti si rischia che il ddl continui a galleggiare senza essere votato e approvato. È un anno che è fermo al Senato, non ne possiamo più di aspettare questa norma che Legambiente chiede da vent'anni", spiega ai nostri microfoni Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente.

Tra le misure da inserire nel codice penale sugli ecoreati figurano disastro ambientale e inquinamento, traffico di materiale radioattivo, confisca obbligatoria del profitto del reato, impedimento del controllo. Previste aggravanti per mafia e in caso di morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, e sconti di pena per chi si ravvede. Non si è ancora votato invece l’emendamento che prevede la non punibilità per i reati colposi in caso di interventi di messa in sicurezza e bonifica. "Un vero e proprio salvacondotto per chi inquina - spiega Ciafani - Questa cosa deve essere cancellata dal Ddl. Staremo col fiato sul collo, l'aula del Senato deve migliorare il testo e concordare le modifiche con la Camera, in modo che il ritorno a Montecitorio sia solo un passaggio formale".

Vent'anni di attesa per una legge sugli ecoreati sono stati segnati da disastri ambientali impuniti. Il caso Eternit, finito con una sentenza assolutoria, è solo l'ultimo di una lunga serie. "Continuano le sentenze di processi che finiscono in un nulla di fatto anche su grandi illegalità ambientali - sottolinea Ciafani - Se questo provvedimento fosse stato approvato vent'anni fa non avremmo assistito a sentenze scandalose come quella dell'Eternit, di Marghera, di Bussi, non avremmo assistito alla mattanza ambientale della Terra dei Fuochi. Purtoppo questi vent'anni sono passati invano - è l'amaro commento di Ciafani - speriamo di non assistere a ulteriori ritardi. Il Parlamento deve dire chiaramente se non vuole più vedere questi crimini ambientali".


Ascolta l'intervista a Stefano Ciafani

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