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Bankitalia: economia regionale segnata da crescita e contraddizioni

Questa mattina è stato presentato il rapporto annuale di Bankitalia sulla situazione economica dell'Emilia Romagna.


di redazione
Categorie: Economia
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L'economia regionale sta uscendo da una lunga fase recessiva. Il 2014 è stato un anno di transizione dalla crisi economica e l'inizio della ripresa che sembra caratterizzare questi mesi. Il quadro presentato dalla Banca d'Italia indica un ritorno alla crescita ma l'eredità della lunga fase recessiva è pesante per le imprese, per le famiglie e per le banche.

La crisi che ha colpito l'economia mondiale forse sarà presto lontana. Le politiche monetarie europee e le riforme strutturali dei governi stanno modificando le prospettive economiche future.

Lavoro giovane ma non per i giovani. Sono migliorate le condizioni nel mercato del lavoro ma non per tutti. L'occupazione ha segnato una leggera crescita (0,4%) e si sono ridotte le ore di cassa integrazione, così come il tasso di disoccupazione è leggermente diminuito, attestandosi attorno all'8,3%. Tutte ottime notizie se non fosse che per i piu giovani l'occupazione si è ulteriormente ridotta. Ma oltre al danno la beffa. Secondo le indagini condotte da Bankitalia, gli anni di attesa per l'accesso al mercato del lavoro sono inversamente proporzionali agli anni di studio condotti. In altre parole, hanno maggiori possibilità di lavorare persone con un grado di istruzione inferiore purchè abbiano meno anno. L'occupazione è cresciuta soprattutto per gli over 50. In realtà nessuna buona nemmeno per questa fascia d'età. Durante la conferenza, Fabio Quintiliani ha precisato che il dato "non deve sorprendere perchè l'età pensionabile si è allungata": i lavoratori vanno in pensione dopo i 60 anni e non c'è il ricambio con i piu giovani.

L'andamento economico è stato disomogeneo tra i settori produttivi. L'industria ha mostrato segni di ripresa già dal 2004. Migliorano le condizioni economiche delle aziende che operano nel campo delle esportazioni e nel settore della meccanica. Ma questa storia a lieto fine non riguarda i settori delle costruzioni e degli investimenti, compartimenti industriali che registrano ancora uno stato di crisi.
Nelle costruzioni i livelli di attività si sono negli ultimi anni ridotti. L'unica nota positiva è segnata dalla ripresa leggerissima del mercato immobiliare, uno dei settori piu colpiti dalla crisi. In Emilia Romagna moltissimi sono gli immobili invenduti; il calo dei prezzi delle case e i bassi livelli di tasso di interesse, hanno stimolato le compravendite delle abitazioni.
Il rapporto presentato mostra la reazione delle imprese durante la crisi, nello specifico in sette anni, dal 2007 al 2014. In questo lasso di tempo, le aziende in crisi che sono riuscite a sopravvivere sono il 21% ma solo meno della metà di queste riversava in condizioni assai critiche. L'industria manifatturiera resta uno dei comparti produttivi più importanti per l'economia regionale, sebbene anche qui la flessione sia stata del 14%. In questo campo si manifesta uno dei tassi più alti di sopravvivenza della crisi: il 79% delle aziende continuano ad essere produttive. Le imprese che non ce l'hanno fatta, secondo Francesco Trimarchi, direttore della Banca di Italia di Bologna, "erano in prevalenza imprese meno solide dal punto di vista finanziario e con minori prospettive di crescita". Un'analisi molto poco ottimistica se si pensa che solo il 12% di queste aziende, prima e durante la crisi, operavano in condizioni favorevoli.

Le famiglie sono quelle che hanno dovuto sopportare il peso maggiore durante la crisi e continuano a convivere con l'eredità di questa difficoltà economica. Dal 2009, i redditi delle famiglie si sono ridotti in misura consistente: questo ha portato ad una diminuzione decisa dei consumi. Il carrello degli italiani si è svuotato e si è consolidata l'abitudine delle famiglie di rimandare il piu possibile le spese non urgenti, soprattutto quelle legate alla gestione dell'abitazione. In questo senso, si può notare come nel commercio siano calate le vendite al dettaglio mentre sono aumentate le spese per i beni durevoli. La pressione fiscale non ha di certo migliorato la situazione economica delle famiglie italiane. La Banca di Italia ha condotto una ricerca attraverso l'individualizzazione di tre tipologie di famiglie: una ricca, una media e una povera. Queste tre tipologie sono state colpite diversamente dalla tassazione locale. I Comuni, negli ultimi anni, hanno esercitato una maggiore pressione fiscal per i continui tagli che il Governo ha imposto agli enti locali. In Emilia Romagna, la famiglia media ha dovuto pagare meno tasse rispetto alla stessa tipologia di famiglia nel resto di Italia.
Un dato importante per capire la situazione economica è quello degli indicatori di poverità e esclusione sociale. Per l'Emilia Romagna, gli indicatori di povertà sono aumentati, pur restando al di sotto della media europea e di quella italiana.

Anche le banche piangono. Il sistema bancario ha ridimensionato la propria articolazione territoriale, al fine di contenere i costi. Rispetto al 2007, le banche attive in Regione sono diminuite di 26 unità, oltre 300 sportelli in meno.
I prestiti bancari sono diminuiti del 2,4% e questo è dovuto a una maggiore domanda di nuovi finanziamenti e a condizioni di offerta di credito piu favorevoli. Dopo la politica espansiva della Bce, in modo particolare con l'introduzione del Quantitative easing, i tassi di interesse sono scesi, soprattutto nella componente a medio-lungo termine. Già dal 2014, si registra una lieve ripresa dei nuovi finanziamenti ma ad usufruire di questa situazione piu distesa sono quelle imprese che godono di una situazione economica piu solida. Per queste il credito è aumentato, a fronte di una riduzione marcata per le aziende considerate "piu rischiose". Il rischio di credito resta elevato. Per le imprese, i tassi di ingresso in sofferenza sono ulteriormente aumentati nel settore delle costruzioni, attestandosi sui massimi storici, a fronte di un leggero miglioramento negli altri comparti produttivi. Per le famiglie consumatrici la diminiuzione dei prestiti si è pressocchè arrestata. Le banche hanno iniziato a creare nuovi mutui per l'acquisto delle abitazioni che non strozzano piu le famiglie. 

Le esportazioni sono cresciute in maniera consistente e sono il principale fattore di stimolo alla crescita economica. La domanda interna, al contrario, si mantiene debole sebbene gli investimenti siano tornati a crescere. Nel settore dell'export, l'Emilia Romagna è una delle eccellenze italiane: gli investimenti diretti esteri sono cresciuti notevolmente, soprattutto nei rapporti con i vicini paesi europei e gli Stati Uniti. Per il 2015, si prevede che l'Emilia Romagna cresca economicamente. La situazione sembra essere più distesa e gli esperti iniziano ad essere ottimisti.

Daniela Larocca


Ascolta l'intervista a Francesco Trimarchi

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