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E se invece...


di Matteo Bortolini
Quando eravamo felici
Quando eravamo felici

Qualche giorno fa, su Repubblica, Filippo Ceccarelli si chiedeva perché nei vari scandali del magna magna gli ex(?)fascisti fossero sempre in prima fila. La sua risposta è più o meno questa: esclusi da tanto tempo, maltrattati, svillaneggiati, epurati, gli ex(?)fascisti si prendono la rivincita e arraffano tutto quello che possono.

Ora non serve scomodare Pasolini e le sue parole sul modo in cui noi, "sinistri" moralisti e tronfi del nostro antifascismo, non abbiamo mai considerato "quelli là" come dei veri interlocutori, delle persone da comprendere, con le quali discutere. E nemmeno serve riprendere un'altra delle immagini del regista friulano, quella dei capelloni di destra e di sinistra che, identici nell'aspetto come nelle aspirazioni, intendono la scelta di campo come qualunque altra scelta – un dentifricio, una camicia, un cinemino. No, no, niente Pasolini. Io mi chiedo invece se, al di là di tutto il resto, il senso di avere diritto a un risarcimento non sia piuttosto dovuto alle miserrime esperienze che ognuno di noi fa all'interno di qualsivoglia organizzazione, in Italia. Pensatevi un Alemanno, un Fiorito, uno Storace, obbligati a mandar giù merda per anni, a frequentare campi Hobbit, a prendere botte dagli autonomi, a sottostare ad assurdi rituali che svilirebbero anche il più convinto degli arditi. E lo stesso accade in qualunque altro partito, azienda, scuola, università. I mediocri avanti, i "giovani" con le tempie ormai imbiancate, norme incomprensibili e flessibili, ma solo per gli amici. Diciamocelo, non è qualunquismo dire che quando uno arriva, "finalmente", al potere a cinquanta e passa anni ha necessariamente perso qualunque forma di idealità, qualunque progetto, qualunque afflato. E allora teniamoceli i baroni universitari, teniamoceli i Fiorito (perché se lui non verrà ricandidato il suo posto verrà preso da qualcuno che ha fatto le sue stesse esperienze), teniamocele le Minetti e le Binetti, teniamocela la Gelmini che dopo aver fatto una porcata di riforma firma in parlamento una mozione per cancellarne anche i minimi residui. E teniamoci Renzi e Bersani, Rutelli che vuol tornare nel PD e tutta la compagnia. Ce li meritiamo tutti, loro e Alberto Sordi (cit.).

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